Omaggio del leader di Rivoluzione civile alle vittime della Casa dello studente Allarme dell’ex pm sulla ricostruzione: le infiltrazioni mafiose sono una certezza
L’AQUILA Il leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia, arriva davanti alla Casa dello Studente alle 12,20. «Tappa obbligata per qualunque rappresentate politico o istituzionale arrivi nella città terremotata», dice, accettando di correre il rischio di ricevere critiche di strumentalizzare la tragedia delle vittime della struttura universitaria a fini elettorali. Poi, si dirige verso il Palazzetto dei Nobili, seguito dalla scorta e dai candidati abruzzesi di Rivoluzione civile (Alfonso Mascitelli e Carlo Costantini, ma ci sono con lui anche i rappresentanti aquilani). E nella sede del centro storico è bagno di folla per il magistrato in aspettativa. «Vogliamo arrivare a guidare un Paese distrutto da una classe politica che ha pensato soltanto a se stessa e ad autoassolversi», dice tra gli applausi. «Ci tenevo a chiudere la mia campagna elettorale all'Aquila», spiega, «perché è il simbolo del disastro provocato in tutto il Paese dalla classe dirigente. All'Aquila la ricostruzione non è mai partita», aggiunge, «questa città è un atto d'accusa contro politici, imprenditori, funzionari e istituzioni che hanno messo finora al primo posto i loro interessi e non quelli dei cittadini. Era importante per me», spiega, «fare un omaggio alla Casa dello studente, di fronte alla cui tragedia la politica non si è presa le sue responsabilità». La sentenza di condanna di 4 tecnici per il crollo dell'edificio per il magistrato dimostra che «ancora una volta la magistratura ha costituito un baluardo a difesa dei cittadini in balìa della politica inetta ». Quanto alla ricostruzione, per il magistrato «le infiltrazioni mafiose sono oggi una certezza e non più un rischio. Ma occorre che la politica faccia la sua parte, ponendo un argine contro le mafie con maggiore trasparenza negli appalti». Alle 13,30 Ingroia ha lasciato L'Aquila. Dopo l'Abruzzo e il Lazio (lo aspettavano altre tre regioni: Molise, Campania e Sardegna.