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Data: 23/02/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Il voto regionale - «Vinceremo e cambieremo tutto». Lazio, Zingaretti ottimista. Storace: «Governeremo noi, ne sono convinto». Lombardia, partita a due tra Maroni e Ambrosoli

ROMA A 150 giorni dalle dimissioni di Renata Polverini, costretta alle dimissioni in seguito allo scandalo dei fondi regionali, il Lazio prova a voltare pagina. Al termine di una campagna elettorale lampo, durata poco meno di due mesi, i dodici candidati a governatore avranno l’arduo compito di riconquistare la fiducia di 4,7 milioni di elettori chiamati al voto dopo gli sperperi e gli sprechi che hanno portato dietro le sbarre prima Franco Fiorito, l’allora capogruppo Pdl, e poi Vincenzo Maruccio, suo omologo dell’Idv. A poche ore dall’ apertura delle urne, la corsa alla presidenza sembra essere una questione a due, tra il candidato del centrosinistra, Nicola Zingaretti, che ha da tempo il favore dei pronostici, e quello del centrodestra, Francesco Storace. Il ruolo di outsider è affidato a Davide Barillari, del Movimento 5 Stelle, forte dell’onda della chiusura dello Tsunami tour di Grillo. E alla centrista Giulia Bongiorno, sostenuta da Fli ed Udc che punta sulla «legalità e la trasparenzà». In campo ci sono anche Sandro Ruotolo (Rivoluzione Civile), Simone Di Stefano (Casapound), Pino Strano (Rete dei Cittadini), Roberto Fiore (Forza Nuova), Luca Romagnoli (Fiamma Tricolore), Luigi Sorge (Partito Comunista dei Lavoratori) e Alessandra Baldassari (Fare per fermare il declino). E Giuseppe Rossodivita (Giustizia, Amnistia, Libertà) che ieri ha rivendicato una «campagna elettorale fatta a zero euro». Per l’ultimo appello agli elettori Zingaretti ha scelto il teatro romano Ambra Jovinelli, accanto al candidato premier Bersani, mentre Storace ha preferito la sua Cassino, la città natale, che già nel 2000 lo accompagnò fino alla proclamazione a governatore. «Ripuliamo l’ossessiva cappa nera che sta uccidendo il futuro della nostra comunità», ha detto l’ex presidente della Provincia, per poi aggiungere: «Già da martedì saremo fedeli all’impegno che avevamo preso a settembre: cambieremo tutto. Stiamo vincendo questa campagna e continueremo a cambiare tutto». «Noi vinceremo, ne sono convinto», ha invece sottolineato il leader della Destra.

Lombardia, partita a due tra Maroni e Ambrosoli

MILANO La campagna elettorale si è chiusa tra speranze e polemiche anche in Lombardia, dove da domenica mattina si voterà nei seggi sparsi in 1.250 sezioni. A tenere banco nelle ultime ore che hanno separato i candidati dal silenzio elettorale, ci sono stati il tentativo di strappare il voto disgiunto a grillini, montiani e seguaci di Giannino, e l'inchiesta aperta dalla procura di Cremona sulle firme false per Albertini. Sul voto disgiunto Ambrosoli ha giocato le sue ultime carte. Dopo aver incassato il sì dei principali capilista nello schieramento del professor Monti (Ilaria Borletti Buitoni e Pietro Ichino su tutti), l'avvocato ha ricevuto altri due endorsement di peso: quelli di Dario Fo e di Adriano Celentano che nei giorni scorsi avevano annunciato il loro appoggio al Movimento 5 stelle. Il premio nobel Fo, dopo essere salito sul palco a Milano con Beppe Grillo, ha fatto sapere che alle regionali voterà Ambrosoli. Discorso simile per il molleggiato, che in una lettera pubblicata su il Fatto Quotidiano ha scritto: «Votiamo gli inesperti Grillo e Ambrosoli perché gli esperti li conosciamo bene. Ambrosoli è un bravo avvocato, non ha esperienza di governo, ma dobbiamo votare per lui se vogliamo che le cose cambino, perché lui è il nuovo». L'altra vicenda che ha fatto discutere riguarda l'inchiesta aperta a Cremona sulle firme per Gabriele Albertini, il candidato dello schieramento di Mario Monti per la corsa alle regionali. I firmatari della lista "Scelta civica per Monti" alla Camera avrebbero ritrovato (senza saperlo) la loro firma riprodotta anche su quella "Lombardia Civica per Albertini" e dalla polizia giudiziaria sono stati sequestrati cinque elenchi della lista dell'ex sindaco di Milano. Albertini, pur ribadendo piena fiducia nella magistratura, si è detto "sinceramente sbigottito". Il risultato delle regionali in Lombardia è tutt'altro che scontato. La corsa sarà a cinque ma i sondaggi parlano di un testa a testa tra Roberto Maroni, che ha saputo tenere insieme la Lega Nord e i ciellini di Roberto Formigoni, e Umberto Ambrosoli, leader di uno schieramento che va dai centristi alla sinistra vicina a Ingroia, passando per le liste civiche. Ma la partita ancora più importante che si gioca in questa regione riguarda i voti al Senato. Qui verranno decisi gli equilibri di uno dei due rami del Parlamento e probabilmente la stabilità del prossimo governo dipenderà in buona parte dalla scelta della maggioranza dei lombardi.

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