ROMA Premesso che il centrosinistra vinca alla Camera (dove basta un voto in più per avere la maggioranza dei seggi), i riflettori di queste elezioni politiche sono tutti puntati sul Senato. Perché lì, assurdità del Procellum, la legge elettorale vigente, il premio di maggioranza si ottiene su base regionale: basta un voto in più in Lombardia e ti prendi 27 senatori, mentre tutti gli altri si spartiscono i restanti 22. E’ per questo che i sondaggisti si sono logorati nel cercare di capire come andrà nelle regioni chiave. Campania, Lazio e Piemonte, tre delle più grandi, dovrebbero avere il centrosinistra in testa (anche se in Campania c’è l’incognita Ingroia, che potrebbe togliere voti agli alleati Pd e Sel). Ma la partita clou si gioca in altre tre grandi regioni, Lombardia, Veneto e Sicilia, dove se un partito o una colizione vincessero, complessivamente porterebbero a casa ben 55 senatori (su un totale di 315 e considerando che la maggioranza solida è sopra quota 160). Il tesoretto lombardo. I 27 senatori in palio fanno particolarmente gola nella regione che non è più la roccaforte del centrodestra. Nella primavera del 2011 il centrosinistra trionfa a Milano. Poi, alle amministrative 2012, Pdl e Lega registrano un tracollo clamoroso. C’era stato il fallimento del governo Berlusconi. Il Carroccio era stato travolto dallo scandalo Belsito sull’uso allegro del finanziamento pubblico. Ma non era ancora esploso il fenomeno Grillo. Adesso l’incognita è grande perché centrosinistra e centrodestra sono molto vicini, stando agli ultimi sondaggi visibili. Più staccato, ma in forte crescita, il M5S. Il problema qui è verificare dove Grillo erode consensi. Quale coalizione cioè perderà il tesoretto perché i grillini le hanno rubato voti. Gli esperti dicono che le grandi città, in primis Milano, penalizzeranno pesantemente Lega e Pdl. Diversa è la situazione nelle province. L’opinione prevalente è che la partita si giocherà nel bergamasco e nel varesotto. L’enigma Veneto. Qui sono in gioco 14 senatori su un totale di 24. La risalita del M5S sembra essere particolarmente accreditata in una regione che è stata per decenni una riserva leghista. Ciò nonostante i sondaggi hanno dato fino all’ultimo un certo vantaggio alla coalizione Pdl-Lega. Il Carroccio rimane particolarmente solido in regione e può contare sull’effetto di un radicale rinnovamento delle liste. Il centrosinistra sembra decisamente svantaggiato, almeno in partenza, ma può contare sulla possibilità di vincere solo per uno tsunami Grillo che travolga l’elettorato di centrodestra. Sicilia in bilico. Anche nella regione che una volta era un protettorato berlusconiano il bottino è consistente: 14 senatori su un totale di 25. Le rilevazioni prima del divieto davano in leggero vantaggio la coalizione di Bersani, ma proprio di poco sul centrodestra. Il fatto è che in Sicilia il M5S è andato crescendo in modo difficilmente rilevabile. Dopo il grande successo alle regionali dello scorso autunno (con il famoso attraversamento dello Stretto a nuoto da parte del comico genovese), il movimento di protesta sta salendo nei consensi, soprattutto dopo il taglio delle retribuzioni dei 15 consiglieri e l’apertura di un fondo per il micro-credito. Addirittura gli ultimi tam tam prefigurerebbero una corsa al foto-finish tra i tre raggruppamenti, che si risolverebbe attorno a quota 26-28 per cento. Difficilmente comunque, stando ai dati delle regionali di pochi mesi fa (vinte dal centrosinistra), la coalizione di Berlusconi potrebbe farcela. Anche qui, in un modo o nell’altro, Grillo sembra essere l’arbitro del risultato elettorale.