Il Cavaliere va a Milanello e torna ad attaccare: «Da noi la magistratura è una mafia più pericolosa della mafia siciliana, e lo dico sapendo di dire una cosa grossa»
E’ la prima volta, negli ultimi anni, che si vota in pieno inverno e cresce il rischio dell’astensionismo da “maltempo” soprattutto al Nord dove fino a domani sono previste nevicate
ROMA Al voto con una doppia incognita: lo tsunami-Grillo, che potrebbe portare alla scomposizione dell’attuale sistema dei partiti e a una nuova geografia politica, e l’annunciata tempesta meteo, che soprattutto nei piccoli centri (dove ci sono pochi seggi) potrebbe creare problemi a molti elettori, con il rischio di abbassare l’affluenza alle urne. E’ la prima volta, negli ultimi anni, che si vota in pieno inverno e il rischio dell’astensionismo da “maltempo” rischia di penalizzare soprattutto quei partiti, come la Lega, che hanno una forte rappresentanza al Nord, dove è prevista pioggia (e neve) in abbondanza. Comunque si chiuderà la partita del voto, il passaggio alla nuova legislatura sarà traumatico e la geografia del potere non sarà più la stessa. Il rischio che le urne ci consegnino un paese ingovernabile è forte. E visto che il vituperato Porcellum non è stato modificato, sarà il voto del Senato (dove il premio di maggioranza viene stabilito su base regionale) a determinare gli equilibri di governo. Nell’attesa del voto, Berlusconi viola la giornata del silenzio e porta un nuovo, violento attacco alle toghe: «Da noi la magistratura è una mafia più pericolosa della mafia siciliana, e lo dico sapendo di dire una cosa grossa». Salto del Grillo. Con il voto di oggi e domani si definirà la composizione delle nuove Camere. I grillini si preparano ad assaltare il Parlamento per «aprirlo come una scatola di tonno», come dice Beppe Grillo, ma anche per imporre il loro veto su tutto ciò che decideranno gli altri partiti. Che adesso tremano. Il possibile successo del Movimento 5 Stelle ha infatti scompaginato programmi e alleanze. Bersani fino a qualche settimana fa immaginava di andare al governo con l’appoggio della Lista Civica di Monti. Ma poi tutto si è fatto più difficile. Il partito di Berlusconi, che sembrava destinato all’estinzione, ha giocato la carta della restituzione Imu per tentare la rimonta. E solo martedì si saprà se l’operazione è riuscita. Monti, invece, ha giocato in proprio. Si è messo in competizione con Fini e Casini, che si sentono “cannibalizzati” e con i quali sembra sia arrivato ai ferri corti, e non ha smesso di ripetere che non sarebbe andato al governo né con Vendola (e quindi Bersani) né con Berlusconi. Gli schieramenti politici, insomma, arrivano all’appuntamento di oggi e domani ciascuno con le proprie difficoltà. Governo fragile. Le urne non si sono ancora chiuse ma l’esito del complicato puzzle che si gioca in Senato è una equazione con molte incognite. Fino a qualche giorno fa, gli scenari sui quali si ragionava nelle segreterie di partito erano due: una grande coalizione, resa impraticabile dal fatto che alla guida del Pdl c’è ancora Silvio Berlusconi, o un’alleanza tra un vasto centro moderato e riformatore e una sinistra riformista con dentro Vendola e pezzi di società civile. Tutto questo è ancora possibile? Sì anche se le condizioni di partenza sono cambiate. Monti, ad esempio, non è così sicuro che riesca ad ottenere un risultato a due cifre. E se otterrà pochi senatori, non sarà in grado di offrire nessuna garanzia a Bersani, che pensa infatti di fare “scouting” in Parlamento tra le truppe grilline. Il rischio, insomma, è che il primo governo della nuova legislatura abbia una maggioranza troppo risicata. Il rebus del Senato. Perché la coalizione vincente alla Camera possa duplicare la propria maggioranza anche al Senato è necessaria la vittoria in tutte o nella stragrande maggioranza delle regioni. Quelle considerate in bilico tra Pd e Pdl sono tre: la Lombardia, che è quella con più seggi, la Sicilia e il Veneto. Se il centrosinistra vincesse in tutte le regioni potrebbe arrivare a quota 178 (senatori) sarebbe autosufficiente e la possibile alleanza con Monti avrebbe un valore soprattutto politico. Nell’eventualità di una vittoria piena del centrosinistra in tutte le regioni, Pdl e Lega si dovrebbero accontentare di una sessantina di senatori mentre a Grillo andrebbero 42 seggi. Se al contrario il centrosinistra vincesse in tutte le regioni tranne la Lombardia, otterrebbe 162 senatori, vale a dire una maggioranza troppo risicata e a questo punto bisognerà vedere quanti seggi riuscirà a conquistare Monti con cui un’alleanza diventerà obbligatoria. Con il M5S vincitore in Sicilia e Berlusconi in Veneto, Bersani avrebbe la maggioranza per un solo seggio, 159, e rischierebbe una maggioranza “debole” anche con Monti. Eventualità ancora più evidente se il centrodestra vincesse in Lombardia, Veneto e Sicilia e Bersani avesse solo 143 seggi.