Circa 50 milioni gli aventi diritto. Hanno già votato gli italiani all’estero. Urne aperte fino alle 15 di domani. I leader ai seggi questa mattina: Bersani a Piacenza. Monti e Berlusconi a Milano, Grillo a Genova
ROMA Poco più di 47 milioni di elettori sono chiamati tra oggi e domani a rinnovare, dopo una legislatura tormentata, il Parlamento italiano. Altri tre milioni e mezzo di connazionali, residenti all’estero, hanno già avuto nei giorni scorsi la possibilità di esprimere il loro voto per le nuove Camere e le loro schede sono già in Italia per essere scrutinate, a partire da domani, assieme a quelle votate in patria. Accompagnano il voto politico generale le elezioni regionali anticipate che negli stessi giorni si tengono in Lazio, Lombardia e Molise, coinvolgendo a loro volta quasi 13 milioni di elettori.
Seggi aperti, oggi, dalle 8 alle 22 e, domani, dalle 7 alle 15. Lo spoglio inizierà subito dopo la chiusura partendo dalle schede gialle per l’elezione del Senato, seguirà lo scrutinio delle schede rosa per la Camera. Le schede verdi delle regionali saranno invece aperte solo a partire dal pomeriggio di martedì.
DONNE PIU’ NUMEROSE
Tra i 50 milioni e mezzo circa di italiani chiamati complessivamente alle urne, nelle 26 circoscrizioni per la Camera - a cui si aggiunge la Valle d’Aosta - e in quella per l’estero, le donne sono più numerose: 26 milioni 200 mila contro i 24 milioni 400 mila uomini. Tra quanti si affacciano per la prima volta ai seggi (2 milioni 930 mila nuovi elettori) prevale invece per circa 80 mila unità il sesso maschile. E questo perché a fare i numeri, nella fattispecie, concorre di più la componente immigrazione che quella di genere alla nascita.
Cariche istituzionali e big della politica faranno, come da tradizione, la loro passerella ai seggi preferendo le ore della mattinata di oggi. Ritenendo così di rivolgere un invito agli italiani - e in particolare ai loro elettori - ad esercitare per tempo il loro diritto-dovere di voto. Giorgio Napolitano, con la signora Clio, voterà come di consueto, intorno alle 11, in un istituto scolastico di via Panisperna, non lontano dal Quirinale e vicino all’abitazione dove la coppia tornerà tra breve a risiedere al termine del settennato presidenziale. La seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani, voterà, sempre in mattinata, nella sua Palermo. Chi, invece, non ha reso noti né luogo né ora scelti per il voto è il presidente della Camera, Gianfranco Fini. A Milano voteranno il presidente del Consiglio, Mario Monti, e il suo predecessore Silvio Berlusconi. Il leader di Scelta Civica andrà alle 9,30, probabilmente sotto la neve - secondo le previsioni meteorologiche - in una scuola di piazza Sicilia. Mentre il Cavaliere eserciterà il proprio diritto di voto, intorno a mezzogiorno, alla scuola Dante Alighieri di via Scrosati, nella zona della città in cui il leader del Pdl conserva la propria residenza. A Milano, e vicino alla sede leghista di via Bellerio, voterà anche Umberto Bossi, mentre i teleoperatori che volessero riprendere il voto di Roberto Maroni dovrebbero spostarsi a Lozza, il comune del Varesotto dove il segretario del Carroccio ha la residenza. A sua volta Pier Luigi Bersani voterà alle 11, presso la scuola Renato Pezzani, nella sua Piacenza, mentre il suo alleato Nichi Vendola si recherà alle urne quasi all’altro capo della Penisola, nel Comune di Terlizzi in provincia di Bari. A Palermo anche il voto del candidato premier di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia. Ma chi, tra i personaggi di primo piano della politica italiana, voterà più a sud di tutti è il segretario del Pdl Angelino Alfano, che metterà la propria scheda nell’urna di una scuola nei pressi di Agrigento, sperando con quella di far calare il piatto della bilancia a favore del centrodestra nella decisiva sfida siciliana che lo oppone a Bersani, Crocetta e compagni.
390 MILIONI
La tornata elettorale di oggi e domani è seguita con particolare attenzione dalla titolare del Viminale, Anna Maria Cancellieri, per la prima volta nel ruolo di ministro a cui fa capo l’organizzazione del voto. Un voto che alle casse dello Stato costa 390 milioni di euro e per il quale il ministro dell’Interno ha inteso dare assicurazioni sulla «trasparenza e regolarità» delle procedure. Non altrettanto convinta è apparsa la Cancellieri sulle normative che regolano il voto all’estero, il cui sistema dovrebbe, a suo avviso, essere rivisto.