Signor direttore, spesso il tema delle autostrade torna d'attualità. Magari per il caro-pedaggi o per il traffico. Quando si parla di autostrade, però, bisognerebbe sempre tener conto di due problemi: il costo dei pedaggi e la qualità del lavoro degli operai stagionali, a volte stagionali a vita!
Ora, mentre i pedaggi è più facile che vadano in primo piano, occupandosi di essi anche la politica, per il vero con scarsi risultati visto i continui aumenti, dei lavoratori si parla molto meno. Eppure motivi per dirne non mancherebbero. Quando si sentono le storie di persone ormai vicine a cinquant'anni, con moglie e figli, essere assillate da un contratto stagionale che una volta arriva e l'altra chi sa; quando queste storie vanno avanti per anni con l'incertezza dello sbocco "stabile"; con la paura che da un momento all'altro ci si possa ritrovare senza futuro; con il sentirsi "l'ultima ruota del carro" su cui tutto si scarica, compresa la preoccupazione di reclamare non si sa mai come la prenderanno! Beh, quando tutto questo avviene, allora si dovrebbe intervenire.
E chi dovrebbe intervenire? Si dà il caso che della società che gestisce le autostrade abruzzesi facciano parte, seppur con partecipazione azionarie "simboliche", anche gli enti pubblici. A cosa serve questa quota partecipativa, ad esempio di Regione e Provincia, se non riesce a porre nemmeno il problema degli stagionali o degli addetti ai caselli? Le autostrade incassano fior di quattrini, cosa gli impedisce di rendere un po' più "sicura" la prospettiva di vita di alcuni lavoratori che così potrebbero lavorare con un po' più di tranquillità e rendere per conseguenza più "sicura" anche la strada?
Forse basterebbe un po' di volontà politica, se ci fosse.
Ugo Centi L'Aquila