MILANO D’estate c’è l’incognita spiagge, d’inverno arriva la neve. Le abbondanti precipitazioni che da due giorni imbiancano il nord e il centro, dal Piemonte alle Marche, hanno rallentato gli elettori. L’incognita meteo, dicono i dati, ha inciso, anche se non c’è stato il tracollo che si temeva, sull’affluenza alle urne. Alla fine buona parte di chi non è andato a votare lo ha fatto più per convincimento personale che per l’impossibilità di uscire da casa.
FATTORE METEOROLOGICO
Nella storia del nostro Paese non è mai accaduto che gli italiani si siano recati ai seggi al freddo e sotto la neve. Le politiche infatti si sono sempre svolte nei mesi di aprile, maggio e giugno, a eccezione del 1994 quando si votò il 27 e 28 marzo, comunque con un clima mite. I sondaggisti hanno inserito la variabile della perturbazione artica nelle loro proiezioni, partendo da una considerazione: l’età degli elettori è in continuo aumento, gli ultrasessantenni chiamati a votare sono circa 15 milioni e rappresentano il 30 per cento del totale. Sulla base di questo dato, gli esperti hanno calcolato che a essere potenzialmente penalizzati potrebbero essere Pd, Pdl e lista Monti, mentre gli avversari Grillo, Ingroia e Giannino possono contare su elettori più giovani, attivi e quindi indifferenti alle condizioni meteo. Quanto alla Lega, che ha il suo zoccolo duro nelle regioni settentrionali, potrebbe risentire dell’effetto neve così come il Pd in Emilia Romagna, Umbria e Marche, tradizionali punti di forza della sinistra. Determinati alla fine, non saranno tanti i centimetri di neve caduti quanto le task force messe in campo dai comuni. E’ sulla pulizia delle strade e sulla funzionalità dei trasporti pubblici che i partiti si contenderanno i voti i bilico nelle regioni colpite dal maltempo.
POCHI INTOPPI
La prima giornata alle urne si è comunque conclusa senza eccessivi problemi. Tutto regolare in Piemonte, con nevicate abbondanti da ieri mattina, seggi aperti in Emilia dove in alcune zone è spuntato il sole, nessuna difficoltà nelle Marche: a Fabriano, informa il sindaco Giancarlo Sagramola, le operazioni di sgombero sono state completate prima delle otto del mattino. A Trepalle (2.096 metri), frazione di Livigno, il comune più alto d’Italia, gli abitanti si sono recati a piedi nell’unico seggio aperto, con 80 centimetri di neve caduti sul paese. «Ma qui siamo ben attrezzati - spiegano gli addetti di polizia locale - le strade sono sgombre e sono state ripulite per non creare problemi a chi vuole votare». A Bologna un seggio è rimasto chiuso circa un’ora a causa di alcuni rami pericolanti, a Santa Lucia di Camaiore, in Versilia, apertura ritardata fino all’intervento della protezione civile per spalare la strada di collegamento. In provincia di Pistoia presidenti di seggio e scrutatori - ma anche venti elettori - sono stati trasportati dal personale del comune ai seggi in località di montagna isolate. Anche se nessuna sezione, in definitiva, ha dovuto arrendersi alla perturbazione, per il coordinatore del Pdl lombardo Mario Mantovani «è la neve la vera protagonista di questa domenica di voto: solo un governo inconsapevole ha potuto fissare un turno elettorale così importante in pieno inverno. Una scelta sbagliata che penalizza la partecipazione e la democrazia: quanti anziani infatti rinunceranno al voto scegliendo di restare al caldo della propria casa invece di recarsi ai seggi per evitare di prendere freddo o addirittura il rischio di cadere?».