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Pescara, 22/03/2026
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Data: 26/02/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Grillo: l’onestà andrà di moda noi non faremo alcun inciucio. Il comico esulta sul web. «Sono dei falliti. Dove ci collocheremo? Spero dietro ognuno di loro... Si rivota al massimo tra sette mesi» E il segretario del Pd si prepara ad aprire il dialogo con M5S

Roma La carica dei 110. «Saremo una forza straordinaria. Dentro 110 e fuori qualche milione. Primo partito in assoluto e in soli tre anni». Bersani e Berlusconi? «Dei falliti». E la rimonta del cavaliere? «Riconsegnare il paese a Berlusconi è veramente un crimine contro la galassia». Grillo si scatena a tarda sera, in streaming su «La cosa», la web tv del Movimento a cinque stelle, commenta il successo e promette di mantenere le promesse. «Intanto entriamo in Parlamento e ci perfezioniamo. E non pensino di fare inciucetti, inciucini. Faremo tutto quello che abbiamo promesso in campagna elettorale: reddito di cittadinanza, nessuno deve rimanere indietro. Abbiamo iniziato a cambiare le parole». E non saranno teneri i parlamenti grillini, se ci sarà da combattere si faranno sentire. «Acqua pubblica, scuola pubblica, sanità. Se non ci seguono la battaglia sarà molto dura per loro».
L’AVVENTURA
La marcia verso Roma. «Aspettateci in Parlamento, sarà un vero piacere osservarvi. Mi chiedo dove ci collocheranno, spero nelle file dietro per dare scappellotti a tutti», continua Grillo nella sua arringa. «Abbiamo riacceso occhi che erano spenti. E’ stata un’avventura straordinaria fatta d’amore. Voglio ringraziare questi ragazzi meravigliosi. Ecco la diversità tra il movimento e the others. Per noi è tutto frutto del volontariato».
Il leader del Movimento 5 stelle aveva detto che avrebbe aspettato il risultato nell’orto. Si era fatto aspettare a lungo al seggio sulla collina di Sant'Ilario, a 150 metri da casa sua, l’ultimo giorno per votare e non il primo come avevano fatto tutti gli altri candidati premier. Ha atteso fino quasi allo scadere prima di presentarsi alle urne. «Quasi quasi votavo Casini... Poi, no, ho votato d'istinto», scherza fuori dal seggio.
LA RIVOLUZIONE
Poco prima di uscire Beppe Grillo si era messo in tasca la matita copiativa con la quale aveva votato. «Ho verificato, la matita scrive bene, non ci sono brogli». E se l'era portata via. Per poi riportarla subito. «Scusate, l'ho fatto senza accorgermene». Ma faticava a trattenere il sorriso. «Qui c'è poco da festeggiare», aggiunge poi serio. «Avendo a che fare con dei partiti cimiteriali, cosa festeggi? La vittoria su un morto?. Qui c'è un Paese in macerie da ricostruire dalla base. Questo non è un movimento politico, questa è una rivoluzione di civiltà. Se non altro noi portiamo gente onesta in Parlamento. Questo voto cambierà un po’ la storia del Paese».
LE DIVISIONI
Ma dalle urne esce un paese diviso, a rischio ingovernabilità. «Non avete ancora capito che l'ingovernabilità è il sistema avuto finora? L'ingovernabilità quella fatta da finti economisti, finti politici. Ma la gente ha capito voltando le spalle a qualsiasi partito, ha capito che noi siamo la possibilità di mettere cittadini dentro al Parlamento in forma pacifica, senza violenza, con persone incensurate. Meglio di questi politici, basta che ci metti Qui, Quo Qua». Poche ore dopo è suo il primo tweet per comentare i primi instant poll. Diceva: «L'onestà andrà di moda». E infine il saluto, «vado a riposarmi con la copertina e il the caldo».

E il segretario del Pd si prepara ad aprire il dialogo con M5S
Il mea culpa dello stato maggiore «Un grave errore averli sottovalutati»Renzi evita di affondare il colpo. Attesa per le mosse del leader

IL RETROSCENA
ROMA «Dopo Bersani c’è il Pd», ha ripetuto il segretario e candidato premier del centrosinistra durante le settimane di campagna elettorale. Un’ovvietà, forse, per un partito che sceglie i leader nei congressi e nelle primarie, ma che rischia di concretizzarsi molto e troppo presto per l’uomo di Bettola che ha vinto di poco il Senato ma non ha la maggioranza così come non ce l’ha nella sua città natale. Volti scuri ieri in largo del Nazareno. «Non abbiamo capito nulla, ma nemmeno voi!». Il tono del dirigente del Pd è nervoso come tutto lo stato maggiore del partito che sa ora di avere l’unica chance nella possibilità di formare un governo, anche di minoranza. Anche con l’appoggio esterno al Senato dei grillini. E’ uno tsunami per il quadro dirigente del Pd che non riesce a vincere malgrado sulla carta tutto gli fosse favorevole. «Non pensavamo che Grillo pescasse così forte da noi», spiegano ora guardando le percentuali del M5S.
IL CASO MPS

Il partito, crollato sotto al 30%, e l’alleanza con il Sel di Vendola che non ha portato frutti, sono i due fattori che più scottano ad un partito che aveva deciso di condurre una campagna elettorale tranquilla, onesta e senza promesse. Ora che anche Vendola è stato sconfitto in Puglia e a Siena il Pd crolla sotto il peso dello scandalo Mps, c’è chi invoca il rientro in pista di Matteo Renzi che sarebbe riuscito a portare in Parlamento una cinquantina di suoi. Il sindaco di Firenze ieri si è guardato bene dal commentare l’esito del voto che ha seguito da palazzo Vecchio.
Il contributo dato nella campagna elettorale, e riconosciutogli anche da D’Alema, lo mette al riparo da critiche interne. Lo sconfitto alle primarie del centrosinistra veniva invocato ieri dal popolo del web in un continuo susseguirsi di twitter e sms che si sono susseguiti sino a tarda notte. Il mancato sfondamento al centro del Pd e la contestuale erosione di voti alla sua sinistra a favore di Grillo, danno ragione alle tesi di Renzi. Insieme al monito, più volte ripetuto, di non dare Berlusconi per tramontato.
Ora che lo scenario peggiore per il Pd si è concretizzato, Renzi non sottovaluta l’esigenza di assicurare al più presto governabilità al Paese e all’eurozona, ma «non a tutti i costi», sostiene il sindaco, che non solo esclude un governo di larghe intese con il Pdl, ma anche un’intesa organica con i grillini. Cambiare la legge elettorale e tagliare i costi della politica, dovrebbero essere per Renzi gli unici due punti da realizzare per poi tornare alle urne. Una sfida che, secondo il sindaco di Firenze, Bersani dovrebbe lanciare a Berlusconi e Grillo che, come tutti, sostengono di essere disposti a disfarsi del Porcellum.
A CASA

Resta da vedere ora quale sarà l’analisi che oggi farà il segretario del Pd che ieri è rimasto chiuso nella sua casa disertando, come quasi tutti i leader del Pd, il quartier generale dove era stata allestita la sala stampa ed era stato messo in fresco lo spumante. Nella sede del partito, al secondo piano, si sono alternati big non ricandidati come Massimo D'Alema e Walter Veltroni e altri in lista come Dario Franceschini e Rosy Bindi. Tutti ad aspettare i dati e tutti gelati dalle proiezioni dopo che gli exit poll del generoso Piepoli li aveva galvanizzati. «Il terremoto» creato dal voto, come lo definisce Enrico Letta, non impedisce al vicesegretario del Pd di immaginare una maggioranza e un governo che evitino le urne in tempi ravvicinati. In questo modo Letta e lo stato maggiore del Pd tentato però anche di evitare che un nuovo «terremoto» si scateni dentro il partito e riproponga un clima di contrapposizione interna.
Nella stanza dei bottoni di largo del Nazareno non si nasconde la delusione per un risultato «disastroso» anche nelle percentuali, visto che il Pd scende drasticamente sotto la quota alla quale lo portò nel 2008 il pur sconfitto Veltroni.
ROTTAMARE

In attesa di capire ciò che dirà oggi il segretario del Pd, Renzi rinvia anche la partecipazione allo speciale di Mentana su La7. «Non parlo prima di Bersani», spiega il sindaco di Firenze. Il segretario del Pd, chiuso nella sua casa romana, rinvia ad oggi un suo commento pubblico. Ieri, al telefono con il suo vice, Enrico Letta, un solo punto ha voluto chiarire: «L’incarico deve andare a chi prenderà più voti alla Camera. Se sarà il Pdl, toccherà a Berlusconi. Se saremo noi, toccherà a me». Ci proverà il segretario del Pd, o almeno tenterà di salvare, mettendo insieme un governo, di salvare non solo la sua segreteria ma un’intera classe dirigente che con il voto di ieri rischia di essere spazzata e via e rottamata, come chiedeva Renzi e come, invece, è stato fatto solo in minima parte.

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