Leone (Cgil): abbiamo tutti gli strumenti per vigilare
PESCARA. «Punteremo di più sulla formazione dei nostri quadri, faremo una riflessione ulteriore. Ma non abbiamo nulla da temere: siamo sempre stati un baluardo a difesa della democrazia, della Costituzione, della pace». Il segretario generale della Fiom Cgil abruzzese, Nicola Di Matteo, difende così la sua organizzazione, la storico sindacato delle tute blu.
In questi giorni alla Cgil e in particolare alla Fiom, la federazione dei metalmeccanici, sono piovuti addosso critiche e accuse e "lezioni" dopo la scoperta che fra gli attivisti delle nuove Brigate rosse, arrestate la settimana scorsa su mandato della procura di Milano, c'erano alcuni iscritti, sei per la precisione, al principale sindacato operaio.
Ed è stata proprio la Fiom, spesso indicata come l'ala dura e più politicizzataa della Cgil, a finire sul banco degli imputati.
«Ma certe speculazioni lasciano il tempo che trovano» reagisce Di Matteo, «siamo sempre stati in prima fila nella difesa dei diritti e dunque non abbiamo paura. Abbiamo gli strumenti per vigilare e capire. Quando ero delegato alla Sevel vedevamo spesso, nei bagni, stelle a cinque punte, e organizzavamo ronde e aumentavamo la vigilanza».
Già nelle prossime settimane tuttavia la Fiom tornerà a fare formazione, a parlare ai suoi delegati, agli iscritti, spesso giovani e giovanissimi passati per mille contratti precari.
«Forse su questo siamo stati carenti» ammette il leader dei metalmeccanici della regione, «ma in Abruzzo non abbiamo mai incontrato problemi, né al nostro interno, né alla nostra sinistra».
Merito probabilmente anche di una rete di vigilanza imponente. Nella sola provincia di Chieti, dove è concentrato il grosso delle industrie abruzzesi e dove lavorano oltre 4 mila operai metalmeccanici iscritti alla Cgil, la Fiom può contare infatti su numeri d'altri tempi: 200 delegati di fabbrica, 600 componenti dei consigli direttivi aziendali.
«Abbiamo un sistema di autocontrollo efficace e puntuale, anticorpi molto forti» garantisce Marco Di Rocco, segretario della Fiom chietina.
A difesa della Fiom si schiera però l'intera Cgil abruzzese, a partire dal segretario regionale Franco Leone.
«Siamo una grande organizzazione di massa, con oltre 5 milioni e mezzo di iscritti in Italia e 120 mila in Abruzzo, in costante crescita» ricorda, «e con un turnover notevole. Abbiamo gli strumenti per vigilare, ma come ogni organizzazione di massa, ci si può anche infiltrare. Conoscere ogni singolo iscritto è impensabile. Ma questo» avverte Leone «non cambia la natura della Cgil: una grande forza democratica che difende i diritti dei lavoratori, la democrazia, la libertà con mezzi pacifici. E quando un lavoratore si iscrive al nostro sindacato, lo sa».
Ma, fa notare Mario Boyer, componente della segreteria regionale confederale, non bisogna abbassare la guardia contro l'emarginazione, dove rischia di crescere il disagio.
«Non ha nulla a che fare con il terrorismo» precisa Boyer, «ma occorre capire il grado di disagio economico e intellettuale di zone come il quartiere Rancitelli a Pescara, delle famiglie che non riescono a far studiare i figli, dei giovani che non possono neppure accedere al mercato del lavoro e che non hanno reddito. C'è un carattere nuovo del terrorismo che cerca il consenso, a differenza del passato, fra queste fasce di disagio. E a questo disagio bisogna dare una prospettiva pacifica di riscatto».