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Pescara, 22/03/2026
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26/02/2013
Il Centro
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Berlusconi esulta: «Noi determinanti». Alfano al Viminale: scarto irrisorio alla Camera, non ufficializzare i dati. Crolla il Carroccio, voti dimezzati nelle roccaforti |
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ROMA «Nessuno potrà fare a meno di venire a patti con il Pdl. Saremo determinanti. Il Pd non avrà la maggioranza e dovrà bussare alla nostra porta». Silvio Berlusconi vince la sua scommessa e presenta il conto. Lo fa da villa San Martino, dove attende il risultato e canta vittoria. Non solo per una spettacolare rimonta, inimmaginabile fino a qualche giorno fa, ma anche e soprattutto per la concreta possibilità di essere decisivo per la governabilità del Senato. Il Pdl, che i sondaggi davano in via di estinzione, risorge e, grazie a una campagna elettorale tutta giocata sulla restituzione dell’Imu, torna ad essere una forza politica in grado di condizionare la formazione del prossimo governo. E nel quartier generale di via dell’Umiltà è festa grande. «Silvio ha compiuto il miracolo» gridano i fedelissimi che si vedevano fuori gioco e adesso possono ricominciare a sperare. «Un risultato molto positivo, direi anche straordinario, del quale siamo molto soddisfatti. Ho sentito Berlusconi per ringraziarlo. Noi oggi crediamo di essere la maggioranza relativa al Senato. Ora aspettiamo anche lo spoglio elettorale della Camera» dice in serata Angelino Alfano, che definisce solo «ufficiosi» i dati del Viminale, sottolinea l’impossibilità di dichiarare il vincitore perché lo scarto di voti è minimo e spiega che solo gli uffici della Cassazione potranno calcolare «con certezza, sulla base dei verbali di tutte le sezioni», la coalizione che ha effettivamente conseguito il maggior numero di voti ai fini dell’assegnazione del premio di maggioranza. La giornata dei risultati elettorali è scandita da continui colpi di scena. Prima gli instant poll, che annunciano una vittoria del centrosinistra. Poi le proiezioni che danno un leggero vantaggio alla coalizione del Cavaliere a palazzo Madama poi seguito dal progressivo aggiustamento verso un sostanziale testa a testa. L’ingovernabilità, insomma, sembra assicurata. Ma Berlusconi non sembra preoccuparsene. Anzi, da una situazione di grande incertezza punta a ricavarne il massimo vantaggio. «Sono disponibile ad aprire per una collaborazione con il Pd ma solo sulle riforme. Di un governo di larghe intese non voglio neppure sentir parlare. Non saremo certo noi a togliere le castagne dal fuoco a Bersani...» sibila il Cavaliere, che vede avverate tutte le sua previsioni: «Noi saremo ancora al centro dei giochi. Monti si è messo all’angolo da solo». Ma a gioire è anche il leader di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, che ha preso quasi il 2% alla Camera: «In 40 giorni abbiamo il 50% dei voti della Lega...». Il centrodestra rispetto ai pronostici che gli attribuivano solo il Veneto e, forse, Sicilia e Lombardia (dove Maroni potrebbe vincere di misura su Ambrosoli), conquista anche regioni come Puglia, Campania e Calabria. In Piemonte, invece, si va verso un testa a testa. Ma il Pdl, anche se perde voti rispetto alle elezioni del 2008, riesce nell’impresa di sorpassare la Lega in Veneto. E già si litiga sulla possibilità di un rimpasto in giunta. Chi non ha nessuna voglia di ridere è proprio il Carroccio, che vede il dimezzamento dei suoi voti nelle regioni-simbolo come il Veneto (dal 26% scende all’11%) e perde quasi la metà dei voti anche al Senato (aveva l’8%, scende a poco più del 4%). I dirigenti del Carroccio, orfani di Bossi, si preparano al peggio e incrociano le dita: «Il risultato della Lega è deludente. Speriamo nel risultato in Lombardia, che possa pareggiare il conto. Se no sarebbe una sconfitta senza precedenti» dice un preoccupatissimo Marco Reguzzoni, ex esponente di punta del “cerchio magico” bossiano.
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