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Pescara, 22/03/2026
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Data: 26/02/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Scilipoti e Razzi ce la fanno, Di Pietro resta fuori. Voci sull’esclusione di Franco Marini in Senato

MILANO L’Ohio d’Italia è un po’ dappertutto. In Lombardia, ma anche in Puglia; in Sicilia, ma anche in Abruzzo. Perché in ogni regione c’è stato un terremoto inatteso. Dove magari Pd e Pdl venivano dati alla pari è spuntato Grillo, dove il Cavaliere era dato perdente ha vinto, e dove tutti pensavano che Vendola avrebbe favorito il trionfo (la Puglia) il centrosinistra ha invece subito la sconfitta più cocente.
Quanto a chi è entrato in Parlamento e a chi ne è restato fuori, qualche nome di queste liste è circolato subito. Niente rielezione per Antonio Di Pietro. Successone e altro giro in Parlamento per Antonio Razzi, uno dei responsabili che salvò il governo Berlusconi cambiando casacca e soprattutto per il «re dei peones»: Domenico Scilipoti, il simbolo di certa politica della contrattazione continua, che il Cavaliere ha ricompensato con un seggio e questa elezione alla Camera in Calabria. Dove è entrato anche l’ex sindaco di Reggio, prima dello scioglimento per infiltrazioni mafiose, Demetrio Arena. Per la Lista Monti, niente elezione per l’ex direttore del Tempo, Mario Sechi, che non ce l’ha fatta nel collegio senatoriale in Sardegna. Così come in Calabria la deputata gay del Pd, Anna Paola Concia resta fuori da Montecitorio. Mentre è eletto l’ex presidente dell’Arcigay, Sergio Lo Giudice.
Franco Carraro, in corsa con il Pdl, supera il traguardo. Pier Ferdinando Casini eletto senatore. Renato Schifani eletto in Suicilia al Senato. Gianfranco Miccichè, per Grande Sud, invece no. Fuori anche Oscar Giannino. Eletto in Lombardia, per il Pdl, Sandro Bondi e anche l’ex governatore Roberto Formigoni, al centro di una bufera giudiziaria. In quota Pd, sempre in Lombardia, il filosofo Mario Tronti ce la fa.
Ma ecco la battaglia lombarda. Si favoleggiava di un Bersani che avrebbe potuto governare da solo se, oltre a tutte le altri regioni d’Italia, avesse messo le mani anche su Lombardia o Veneto, l’asse del nord storicamente dominato da Pdl e Lega. Invece non solo non ha messo le mani su niente, ma soltanto per un soffio non si è visto strappare il primato di coalizione pure in Piemonte.
L’ASSE DEL NORD TIENE

In Lombardia e Veneto il preventivato testa a testa c’è stato solo per l’oretta in cui si è rimasti in balia degli intention poll. Poi, è andato avanti l’asse del Nord. Anche se il centrodestra è precipitato dal 56 per cento del 2008 al 38 di oggi, ma è ancora in testa. In Veneto la ripartizione dei seggi assegna 9 posti al Pdl, 5 alla Lega, 4 al Pd, 4 a Grillo, 2 a Monti.
Nel Sud, il Cavaliere ha tenuto oltre le previsioni. Nella Campania, che sembrava dovesse passare al centrosinistra, malgrado le difficoltà create dal caso Cosentino chiude con 8 punti di vantaggio. Vince anche in Calabria e soprattutto in Puglia che è, probabilmente, la regione che più di altre simboleggia la delusione di Bersani. Vendola la governa da otto anni, era considerato un traino inarrestabile per la coalizione. Invece ha vinto Berlusconi, 34 a 28. Grillo ha preso il 24, e ha pescato più voti a sinistra che a destra. Del resto, ci sono anche le regioni rosse a dimostrarlo. Il movimento 5 stelle va a rubare voti dentro l’elettorato storicamente di sinistra e si piazza al secondo posto superando il Pdl e i suoi alleati. In Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria il gruppo Bersani si è aggiudicato il premio di maggioranza per il Senato. Però, appunto, in quelle stesse cinque regioni al secondo posto non è arrivato il centrodestra, ma Grillo. Come a dire che nelle regioni guidate dalla sinistra il voto di protesta è più forte del voto al Cavaliere, e qualche pensierino i vertici di Pd e Sel lo devono fare. Speravano che la crisi del berlusconismo bastasse, invece non è bastato.
Il dato peggiore per il centrosinistra arriva dall’Abruzzo. Qui la vittoria veniva data per scontata, e con lei il premio di maggioranza al Senato. Gli affanni della ricostruzione post terremoto nei pensieri dei democrat dovevano costringere Berlusconi a pagare un prezzo altissimo. Invece il centrodestra ha vinto, e al secondo posto è arrivato il M5S. In Molise vince di un soffio il centrosinistra.
L’SOLA DEI GRILLINI

In Sicilia, centrosinistra (dato vincente nei sondaggi) è arrivato terzo. Superato da Grillo che è a quota 30 per cento, mentre Antonio Ingroia che nella sua terra sperava di superare il quorum per il Senato, resta fermo al 3.
DIECI REGIONI A TESTA
A conti fatti, secondo le previsioni il centrosinistra doveva vincere in almeno 16 o 17 regioni su 20, ne ha prese appena 10. L’uomo di Arcore, per di più, ha vinto dove a vinto senza contare troppo sull’appoggio dele liste locali create in suo appoggio. Dimostrazione più evidente dalla Sicilia, dove le liste di Micciché e di Lombardo si sono fermato a percentuali minime. Grillo non ha preso nessuna delle venti regioni in ballo, ma il vincitore è lui.

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