Fuori Franco Marini, dentro Antonio Razzi. Che alla fine la spunta, nonostante tutto. Petizioni, appelli, corse disperate a Roma, minacce di addio, lettere accorate: c’era voluto il pressing indignato dei pidiellini abruzzesi su Berlusconi, poco più di un mese fa, per declassare lo sbeffeggiatissimo ex responsabile dal terzo posto super sicuro alla Camera al quarto posto di consolazione nella lista del Senato, in pratica la panchina. Ma il Pdl a sorpresa fa l’en plein al Senato con quattro seggi, assicurando la poltrona persino a lui, l’ex operaio tessile eletto in Svizzera saltato da Di Pietro a Berlusconi. Due seggi vanno al Movimento5Stelle che diventa secondo partito mentre il Pd elegge un solo senatore. Resta fuori un big del calibro di Franco Marini che del Senato era stato presidente ai tempi del governo Prodi. La geografia della prima Camera che esce dal voto abruzzese è completamente ribaltata rispetto alle previsioni e ai sondaggi. Vince il Pdl, che conquista quattro senatori: Gaetano Quagliariello, Paola Pelino, Antonio Razzi e quasi sicuramente Federica Chiavaroli.
Entrerà perchè il capolista Berlusconi opterà per un’altra regione. Due i cinque stelle: Rosetta Enza Blundo e Gianluca Castaldi; per il Pd Stefania Pezzopane. Un risultato così al Senato non se l’aspettava nessuno. Sicuramente non se l’aspettavano gli ex senatori pidiellini Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi, che avevano fatto di tutto per farsi spostare nella lista della Camera in previsione di una vittoria del centrosinistra. Non se l’aspettava Carlo Masci, che ha deciso di correre con una propria lista dopo aver rifiutato sdegnato il quarto posto al Senato col Pdl, dando per scontato di non potercela fare da quella postazione. A sorpresa entra la pescarese Federica Chiavaroli, candidata come portatrice d’acqua e finita in Senato grazie al flop del Pd. Resta fuori Nicoletta Verì, passata dalla sera alla mattina dal Pdl alla lista Monti sicura di conquistare il seggio al Senato. Non ce la fa neppure il senatore uscente dell’Idv Alfonso Mascitelli candidato al Senato con Ingroia che non raggiunge il quorum.
E’ sferzante e gasatissimo Gaetano Quagliariello: «Abbiamo vinto in Abruzzo contro ogni pronostico, contro tutto e contro tutti. Abbiamo vinto contro la sinistra ufficiale e contro la sinistra mascherata da voto di protesta - dice il numero due del Pdl al Senato - Abbiamo vinto contro il fuoco amico e contro i radical chic che insultano gli operai per come parlano l'italiano. Abbiamo vinto contro quanti avrebbero potuto partecipare alla grande sfida dell'unificazione dei moderati e invece hanno preferito guardare al proprio asfittico orticello candidandosi a fare la ruota di scorta e sono rimasti giù dal treno. Grazie a tutti gli abruzzesi, non deluderemo la fiducia che hanno riposto in noi». Ce l’ha con tutti, dalla Verì a Masci ai frondisti del Pdl che sentendo aria di sconfitta se la sono data a gambe. E’ delusa invece Paola Concia, candidata al Senato col Pd: «Entra Razzi non io...mi dispiace per gli abruzzesi», scrive su Twitter. «Gli abruzzesi hanno preferito Razzi a me. Questa è la democrazia e la volontà del popolo». Caustico Alfonso Mascitelli, candidato al Senato con Rivoluzione civile di Ingroia: «Bravo Bersani! Strappata la foto di Vasto ha fatto una foto a colori a Grillo», posta su Twitter e Facebook il senatore uscente dell’Idv. Alla Camera il quadro cambia. Il Pd perde in Abruzzo ma vince in Italia. Grillo diventa il primo partito. I seggi assegnati ai democrat sono 5, potrebbero diventare sei con i resti. Entrano quindi sicuramente Giovanni Legnini, Antonio Castricone, Tommaso Ginoble, Maria Amato e Yoram Gutgeld. In forse Vittoria D’Incecco, escluso Giovanni Lolli. In forse anche il candidato di Sel Gianni Melilla, che non raggiunge il quoziente pieno ma potrebbe rientrare grazie ai resti. Due seggi potrebbero andare a Grillo, che porterebbe a Roma Gianluca Vacca e Andrea Colletti. Due al Pdl: Filippo Piccone e Paolo Tancredi. Resterebbe fuori Fabrizio Di Stefano, ma tutto dipende dai resti. E così per i candidati di Monti Giulio Sottanelli, dell’Udc Giorgio De Matteis e di Fratelli d’Italia Paolo Gatti, che non hanno raggiunto il quoziente pieno e devono aspettare il collegio nazionale. Per ora restano sconfitti col punto interrogativo. Resta fuori invece Daniele Toto del partito di Fini e Carlo Costantini per la lista di Ingroia. In compenso, entrano un sacco di donne.