Benvenuti su un altro pianeta. Si chiama sempre Abruzzo, ma è tutt’altro pianeta. Il mare d’inverno ha portato un’onda grillina di insondate proporzioni. Il Movimento5Stelle da ieri sera è il primo partito della regione, conquista parlamentari a man bassa, in alcune città si spinge ben oltre la soglia del 30%: a Montesilvano e Roseto arriva a sfondare il 34. Il centrodestra perde una quantità impressionante di voti rispetto alle elezioni di cinque anni fa ma resiste, seppur a fatica, all’onda grillina che invece travolge senza pietà un centrosinistra che aveva fatto i conti senza troppi osti.
La grande partecipazione popolare delle primarie prima e l’effetto-D’Alfonso poi non hanno regalato al Pd il successo sperato, gli hanno solo consentito di tenere a distanza a Pescara il Pdl ma non il M5S nuovo leader, e di confermarsi primo all’Aquila, unica città dove i grillini si sono fermati sotto il 20%. Siamo di fronte a un risultato storico, che cancella d’un colpo il teatrino centrodestra-centrosinistra e semina vittime illustri. Un nome su tutti: Franco Marini. Affonda anche il centro montiano con tutti i suoi alleati, rinfoderando ambizioni e sogni di gloria.
Un risultato che spariglia le carte in vista delle elezioni regionali: tutto quanto era stato detto, scritto, discusso, appare d’improvviso vecchio, preistorico, lontano. La strada della vittoria per il centrosinistra pareva già tracciata, invece c’è un centrodestra che tiene a stento ma tiene, e c’è un M5S che si propone come forza addirittura egemone, lanciando un’Opa (anche se ai grillini il linguaggio della finanza non piace) sulla Regione. Lo stesso ritorno di Luciano D’Alfonso sulla scena politica andrà riletto alla luce dei fari grillini: nella lunga assenza dalla politica dell’ex-sindaco di Pescara per mano giudiziaria molte cose sono cambiate, forse troppe per non considerare ora un diverso approccio all’elettorato. Pensieri e parole che andavano benissimo fino a un giorno fa oggi non servono più. Ci sono alleanze da ridisegnare, ma soprattutto un modo di far politica che deve tener conto di una regione popolata da cittadini che votando in massa i grillini, ben oltre il dato nazionale, hanno gridato forte la loro voglia di cambiamento. Una dichiarazione di guerra alla vecchia politica, al centrodestra, al centrosinistra e al centro-e-basta che va compresa in tutta la sua esasperazione. Questa regione soffre, al di là dei numeri trionfali esibiti dai governanti di turno su classifiche da operetta e report da varietà, soffre e vuole che si sappia.
Certo, si fosse votato appena poche settimane fa, quando le primarie gonfiavano le vele del centrosinistra, Grillo non aveva ancora preso vigore e Berlusconi non aveva riproposto un repertorio abusato ma evidentemente ancora pagante, il risultato sarebbe probabilmente stato diverso. Ma le campagne elettorali servono anche a questo, a cambiare risultati già scritti se si sanno giocare bene le proprie carte. Il Pd si è dimostrato pessimo giocatore: il disastro è un riflesso degli errori dei leader nazionali, i responsabili siedono a Roma ma la lezione va tenuta bene a mente in Abruzzo, dove oltre alla crescita grillina il Pd ha sottovalutato la tenuta del centrodestra, una tenuta consentita più da Paolo Gatti e i suoi Fratelli che da un Pdl pesantemente eroso nei consensi. Ma queste, ora, sono soltanto chiacchiere: ieri si è aperta una finestra su un mondo nuovo, e con quello toccherà fare i conti. Piaccia o non piaccia.