PESCARA E’ stata una mazzata, e c’è poco da girarci intorno. “Tsunamizzato” da Grillo, sbigottito dalla tenuta del Pdl, anche il Pd abruzzese deve fare i conti con una realtà che fino all’altro ieri sembrava impensabile. «I risultati che stanno giungendo indicano un dato pesante per la proposta politica del centrosinistra», sono le parole di Silvio Paolucci, segretario regionale del Pd. «L'Abruzzo punisce i grandi partiti, Pd e Pdl, e i partiti storici come quelli confluiti nel cartello di Rivoluzione Civile, come Scelta civica con l'Udc e Fli e la stessa Sel, premiando in modo inequivocabile la sola offerta dirompente dell'M5S. Il dato del Movimento 5 Stelle deve far riflettere tutti, ma soprattutto il centrosinistra ed il Pd» prosegue Paolucci, «e siamo preoccupati per la totale assenza di governabilità che emerge da queste elezioni». E’certo dell’elezione alla Camera, insieme con Giovanni Legnini, senatore uscente, ma nell’insieme non ha molto di che sorridere Antonio Castricone, segretario provinciale del Pd di Pescara, che parla di «un risultato oggettivamente sorprendente e anche molto deludente». «Pensavamo che in Abruzzo», continua, «come nel resto d'Italia, di avere un'affermazione: questa cosa non si è verificata, per motivi che andranno analizzati nelle prossime ore: da una parte il fenomeno Grillo, dall'altra c'è stato un recupero inaspettato di Berlusconi. Ora abbiamo una regione con tre partiti, o con tre coalizioni più o meno uguali. Un tripartito qui in Abruzzo nessun sondaggio lo aveva preventivato e neanche noi». Il Pd in Abruzzo aveva il 33,5% nel 2008, mentre si attesta sotto al 25% in queste elezioni: tutti voti presi da Grillo? «Se c'è un partito che nella precedente tornata elettorale non c'era e adesso c’è», osserva Castricone, «è chiaro che ha preso i voti ai partiti più grandi. Dobbiamo capire bene dove ha pescato la lista di Grillo, ma come prima impressione mi pare che i voti li abbia presi soprattutto a noi, al centrosinistra. Del resto, il risultato modestissimo della lista di Ingroia fa capire che non è stata considerata come un voto di protesta, che si è incanalato tutto verso il Movimento 5Stelle». E ora che succede? «Bisogna aspettare il dato della Camera, perché chi vince alla Camera detta i tempi dell'agenda politica. Al Senato c'è una situazione ingovernabile e poi ci sono i 60 senatori del M5S. Grillo diventa un interlocutore politico». Anche in Abruzzo? «Certo, ovunque. Ma oggi il problema non è l'Abruzzo: il problema è che dovrà essere formato un governo, dovrà essere cambiata la legge elettorale, si dovranno affrontare i principali problemi economici: insomma, ci vuole un interlocutore istituzionale». Deludente, dunque, per usare un blando eufemismo, il risultato del Pd in Abruzzo, ma c’è un’eccezione: all’Aquila città il Pd –sempre per quanto riguarda il Senato – è il primo partito con il 31%dei voti . «Il nostro partito si conferma ben radicato in città, ne abbiamo avuto una conferma anche in questa tornata elettorale», dice Stefania Pezzopane, certa dell’elezione al Senato come capolista del Pd in Abruzzo. Per quanto riguarda il risultato globale nella regione, anche per Pezzopane «molto ha pesato il voto a favore del Movimento 5 Stelle. Del resto, c’è ragione di credere anche in virtù della bassa affluenza che Grillo è riuscito a rosicchiare molti voti ai danni proprio del centrosinistra, più che a portare gente nuova alle urne. Berlusconi, d’altra parte, è riuscito a far crescere il suo Pdl tanto da impedire che gli elettori tradizionali migrassero altrove. Una vera rimonta, a partire da quella trasmissione con Santoro». Naturalmente, lo spettro è l’ingovernabilità e il rischio che si torni di nuovo alle urne. «Tornare a votare con questa legge elettorale è una follia», argomenta la neoeletta senatrice. «Mi auguro che le forze in parlamento riescano a trovare il giusto equilibrio per arrivare a un governo che approvi con urgenza la riforma elettorale». E il risultato del Pd al Senato fa scattare un solo seggio per il Pd: questo significa che Franco Marini, ex presidente del Senato, secondo in lista dietro Pezzopane, alla quale aveva ceduto il primo posto, dovrà salutare Palazzo Madama.