PESCARA. Luciano D'Alfonso si autodenuncia. Chiede al procuratore Nicola Trifuoggi e alla Corte dei Conti di metterlo sott'inchiesta per i finanziamenti dei privati al Comune. E' la sua risposta alle accuse del centrodestra, in particolare all'esponente dell'Udc Carlo Masci che ha sollevato sospetti sull'operazione Ponte sul mare: un'opera pubblica da 5,6 milioni di euro che cinque grossi imprenditori e la fondazione Pescara Abruzzo hanno deciso di regalare a Pescara. D'Alfonso gioca d'anticipo. Oggi chiederà alla procura e alla magistratura contabile di indagare su di lui.
Ma l'autodenuncia va al di là del Ponte sul mare. D'Alfonso chiede ai giudici un "certificato di buona condotta" sul suo modo di amministrare la città. Tra i sindaci abruzzesi è l'unico a essere riuscito ad attirare imprenditori-Mecenate che danno al Comune la possiblità di realizzare opere pubbliche nononstante i tagli imposti dalla Stato agli enti locali. Così D'Alfonso si è fatto finanziare dalle banche la realizzazione dei giardini pubblici; dalla Fater il salvataggio della pineta dannunziana; il teatro Michetti dalla fondazione Pescara Abruzzo e la fontana di Toyo Ito da Caripe e Lafarge.
Ma è un reato per un ente pubblico ottenere soldi da un privato? Il centrodestra solleva accuse; la magistratura dirà chi ha ragione. Se però a D'Alfonso viene chiesto qual è la contropartita chiesta dagli imprenditori, lui risponde: «Solo visibilità».
All'inizio il Comune aveva pensato di realizzare un ponte in cemento, come quello costruito dalla Provincia per il Parco fluviale. «Poi abbiamo consultato il professor Enzo Siviero, il più grande esperto italiano di ponti, che ci dice, ma perché non costruite un ponte d'arte? L'idea di Siviero ci convince», spiega il sindaco, «e incrociamo la disponibilità dell'architetto Pichler, patron della Stahlbau Pichler, impresa leader nella progettazione e nella realizzazione delle costruzioni metalliche avanzate, a progettare l'opera».
Il costo del ponte è di 5,6 milioni di euro: una somma impossibile per le casse del Comune. «Ma l'idea piace a 5 imprenditori: Angelini della Fater, Toto, Ferri, Di Properzio e Marramiero, che decidono di destinare ognuno 200mila euro al finanziamento dell'opera». Poi si aggiunge il sesto Mecenate: Pescara Abruzzo, di Nicola Mattoscio. «La Fondazione è autonoma sul piano statutario ed è libera dalle ingerenze della politica», dice D'Alfonso. Sin qui la storia del Ponte sul mare.
«Accade poi che, al contrario di quello che cantava De André, dai fiori possa nascere il letame», ribatte al Polo D'Alfonso, «per questa ragione, anticipando Masci, mi autodenuncio, come già ho fatto per una delibera su una borsa di studio e per le aree di risulta, ottenendo in entrambi i casi indiscutibili certificati di buona condotta».