L’ex comico: hanno facce come il c... non ci presteremo al mercato delle vacche. Interviene pure Casaleggio: non daremo la fiducia a nessuno, deciderà il Colle che fare
IL PERSONAGGIO
ROMA Gli insulti partono da Beppe Grillo, la solita dose giornaliera concentrata per lo più sul Pd. La linea la detta però questa volta «il guru timido», GianRoberto Casaleggio in un’intervista rilasciata al quotidiano britannico Guardian: i grillini non entreranno in alcun governo ma si limiteranno a fornire un sostegno limitato a un esecutivo di minoranza valutando di volta in volta i provvedimenti in linea con i loro programma. Tradotto in comportamenti parlamentari vuol dire che i Cinque Stella saranno disponibili a un governo di scopo che ponga tra i suoi primi obiettivi il taglio degli stipendi dei deputati la cancellazione dei rimborsi elettorali, la nazionalizzazione del Monte Paschi e un’indagine conoscitiva sulla vigilanza di Bankitalia. Per citare alcuni degli obiettivi considerati in queste ore «strategici e qualificanti» dai grillini. Obiettivi tali da giustificare il sostegno «a un esecutivo che potrebbe durare dagli 8 ai 12 mesi» prima di staccare la spina e tornare al voto per fare il pieno.
IL CERINO
Spetta al Colle decidere il premier a cui toccherà tenere in mano il cerino. A quel punto, «se verrà messo insieme un governo formato da altri partiti», il M5S darà il proprio voto «a tutto ciò che costituisce parte integrante del proprio programma». E se Casaleggio anticipa le prossime mosse, a Grillo dicevamo sono toccate le schermaglie di giornata: «In questi giorni è in atto il mercato delle vacche - è la sua ccusa - al movimento arrivano continue offerte di presidenze della Camera, di commissioni persino di ministri». È «il solito modo puttanesco di fare politica, per farlo però ci vogliono persone disposte a vendersi e il M5S, i suoi attivisti, i suoi elettori, non sono in vendita». E via così, contro i vertici pd, «volgari adescatori» che hanno «la faccia come il c...» .
IL VETO PSICOLOGICO
I 5Stelle non indicano nomi, non fanno alleanze, eppure pongono una sorta di veto psicologico su Bersani «che è fuori dalla storia e non se ne rende conto». E ce n’è anche per Renzi «che come uniche credenziali ha quelle di aver fatto il politico di professione senza alcun risultato apprezzabile e ora si candida a premier. Ma non aveva perso le primarie?».
Detto ciò, riempito a sufficienza il suo blog, l’ex comico si è trasferito per il weekend a Marina di Bibbona, vicino Livorno, nella sua villetta al mare. Dopo una serie di avvistamenti è uscito completamente mascherato: occhiali scuri, berretto di lana, piumino blu e tuta da ginnastica. «Grazie, grazie, non rovinatemi le mie dune», si è congedato rientrando in casa. Lo show è finito lì. In serata è apparsa l’intervista rilasciata a un tv greca. Dopo aver attaccato banche, Francia e Germania, Grillo ha elogiato lo «straordinario» popolo greco e l’altrettanto «straordinario yogurt» lanciando la proposta di un’alleanza tra «noi pigs».
Politica estera a parte, il consuntivo di giornata segna dunque un passo avanti verso la formazione di un governo. E due passi indietro sul piano politico dove a colpi di insulti la distanza tra i grillini e tutti gli altri sta diventando siderale. È la strategia tetragona dell’ex comico che ieri ha messo in rete anche uno dei cult da cui trae le sue granitiche convinzioni: «Il Manifesto per la soppressione dei partiti politici di Simone Weil». Un editoriale che certifica l’atto di morte dei partiti. L’unica forma in cui i cittadini si riconosceranno saranno i movimenti. Una filosofia che attinge a piene mani dal populismo e che il più delle volte ha fatto da benzina a totalitarismi di vario genere.
DATEMI DEL TU
«Datemi del tu, non chiamatemi onorevole; ricordatevi che siete i miei datori di lavoro; combattete ogni istante della vostra vita a cominciare dagli acquisti nei supermercati». Sono alcune delle regole che il deputato cinquestellino Alessandro Di Battista, 34 anni, ha postato su Facebook, «sono un ragazzo, preparato ma pur sempre un ragazzo normale». Ieri, alle 9 del mattino, zaino in spalla, un drappello di neoeletti grillini è entrato dalla porta principale di Montecitorio. «È stata una bella sensazione, come il primo giorno di scuola», ha commentato uscendo, Stefano Vignaroli a un giornalista del Fattoquotidinao.it. I regolamenti? «Sì, è normale, da cittadini ci dobbiamo informare al massimo, è una responabilità, ma se c’è riuscito Gasparri ci può riuscire chiunque». E già si vede che il Capo ha fatto scuola.