L’AQUILA «I soldi? Quelli stanziati attraverso la delibera Cipe sono stati già impegnati e all’orizzonte non ci sono provvedimenti volti a far arrivare all’Aquila i fondi necessari per poter dare il via libera ad altri progetti di recupero». Per il sindaco Massimo Cialente il quadro è chiarissimo: i problemi della ricostruzione, che continua a procedere con troppa lentezza, non sono imputabili, così come dichiarato dal ministro Fabrizio Barca, alla mancanza di scelte degli amministratori del cratere sul dove indirizzare le risorse e neppure alla “cattiva” informazione. «Stiamo facendo il conto dei progetti in itinere relativi sia al centro storico che alla periferia. Quelli, per intenderci, passati attraverso il controllo della “vecchia” filiera. Interventi» afferma Cialente «che dovrebbero assorbire, dai conteggi fatti, circa 800 milioni di quelli (1 miliardo e 400 milioni circa) “targati” Cipe. La parte restante, invece, è stata già assegnata. Ciò significa che già tra qualche mese le risorse saranno finite e che non ci sarà modo di finanziare altri progetti. Questo perché qui si continua a navigare a vista. Noi sindaci del cratere non abbiamo alcuna certezza circa un flusso costante di denaro per la ricostruzione e siamo costretti a negoziare anno per anno con il governo. Finanziamenti certi e costanti che solo una tassa di scopo avrebbe potuto garantire. Una soluzione che il governo Berlusconi non ha voluto neppure prendere in considerazione, con il risultato di dover andare avanti alla cieca, di dover avviare ogni volta una contrattazione sui fondi di cui abbiamo bisogno» . Per Cialente il fatto di non poter prevedere il flusso di denaro in arrivo per il prossimo triennio, significa bloccare la ricostruzione. «Con l’attuale meccanismo» afferma il primo cittadino «siamo costretti a depositare in banca (sulla scorta dell’accordo con l’Abi) il 100% delle somme previste per ogni singolo intervento. Una strada che non può essere percorsa senza conoscere l’ammontare delle risorse che ogni anno lo Stato intende trasferire ali Comuni del cratere. Noi, come già comunicato al governo, abbiamo bisogno di 5 miliardi per il recupero dei centri storici dell’Aquila e delle nostre frazioni. È necessario che la città si mobiliti per ottenere certezza sui finanziamenti, almeno per il prossimo triennio, così da poter procedere in modo spedito. Dobbiamo sapere su quante risorse poter contare ogni anno per evitare il rischio, oggi più che mai concreto vista la situazione di ingovernabilità in cui il Paese si trova, di restare senza ossigeno». Cialente sottolinea, poi, che «la somma necessaria per la ricostruzione dell’Aquila (5 miliardi) e dei paesi del cratere (altri 3) è la stessa bruciata con gli interessi (saliti alle stelle) dei titoli pubblici andati all’asta all’indomani delle elezioni». Intanto, il sindaco annuncia l’assunzione, entro il 20 marzo, dei vincitori del concorsone e l’avvio entro fine mese dell’attività dell’ufficio speciale. Martedì, invece, la giunta si riunirà per disegnare il quadro delle priorità degli interventi da finanziare. «In primo luogo l’asse centrale della città (villa comunale-fontana luminosa) e il completamento del recupero di edifici “misti” (parzialmente vincolati)» afferma Cialente «perché con interventi a macchia di leopardo si rischia di vanificare gli sforzi». In quanto ai centri storici delle frazioni, «la ricostruzione» taglia corto «dovrà partire da Onna e Tempera, le due realtà più devastate dal terremoto. Una scelta che spero venga condivisa da tutta la città. E nessuno dovrà sentirsi escluso, perché il nostro impegno cesserà solo quando la ricostruzione potrà dirsi finita».