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Pescara, 15/06/2026
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Data: 03/03/2013
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Abbandoni e psicodrammi nel Pd e nell’Udc

PESCARA Dopo il terremoto del risultato elettorale, le scosse di assestamento. Nei partiti usciti con le ossa rotte dallo tsunami a 5 Stelle si contemplano le macerie del consenso, ci si interroga sugli errori commessi e si getta la croce addosso ai dirigenti. Qualcuno si fa anche da parte. Dopo le dimissioni di Alfonso Mascitelli, che ha lasciato la segreteria regionale dell’Idv, e dopo l’addio di Claudio Ruffini agli organi provinciali e regionali del Pd, ieri è stata la volta di Angelo Cellini. «Con grande tristezza - ha annunciato con una lettera - rimetto la carica di segretario provinciale dell'Udc di Chieti». Cellini imputa «il disastroso risultato delle urne» alla dirigenza nazionale del partito, «che per troppo tempo in molti hanno solo adulato e acriticamente assecondato. Il sistema elettorale con le liste bloccate ha creato nei partiti folle di cortigiani, tese unicamente a compiacere chi avrebbe poi deciso i destini elettorali degli aspiranti parlamentari». Cellini dunque getta la spugna. «Come spiegare agli amici - dice - le scelte fatte dal partito in Abruzzo, dove sono stati messi a capo delle liste due candidati appartenenti ad altre forze politiche? E come spiegare il caso unico dell’Udc che oggi in Abruzzo può vantare in Consiglio regionale propri esponenti sia in maggioranza che all’opposizione?».

Dallo psicodramma del centro ai tormenti del Pd. Nel partito che ha perso vincendo, i giovani iniziano ad alzare la voce per provare a farsi finalmente sentire da una classe dirigente sorda e scollegata dal territorio. «A livello regionale, e in misura ancora più eclatante in provincia, la sconfitta è bruciante ed è l'ultima di una lunga serie: negli ultimi anni, infatti, il Pd ha perso tutto quel che c'era da perdere - accusano i Giovani Democratici di Teramo -. Le ragioni di questi risultati sono riconducibili alle decisioni prese da una classe dirigente arrogante e autoreferenziale. Ogni sconfitta non ha generato né reazioni né dibattiti interni attraverso i quali elaborare nuove strategie per riavvicinare il partito alle istanze dei cittadini». I giovani del Pd chiedono adesso un «cambiamento radicale dell'attuale gruppo dirigente e dell’apparato partitico, con lo scopo di creare un nuovo direttivo che possa apportare quel cambiamento che militanti e cittadini hanno più volte chiesto nel corso degli ultimi anni». Il cammino di rinnovamento dovrà sfociare nella costituzione di una classe dirigente nuova, «di qualità, credibile e competente, completamente diversa da quella definita dal congresso del 2009» e guidata da principi quali meritocrazia, onestà e trasparenza nelle scelte. È tempo di accendere i riflettori sui problemi reali della società - dicono i G.D. di Teramo - e di archiviare «un vecchio modo di fare politica che ha portato all'esplosione di movimenti populisti». La nomenklatura avrà imparato la lezione?

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