Per Napolitano non esistono "governi di minoranza", l'alternativa è un esecutivo del presidente. Bersani ai suoi: anche il Colle deve capire che non andremo con Berlusconi. Il leader democratico ha messo in azione i "pontieri" per convincere Grillo. E tra i montiani trapela che un voto di fiducia a un governo Pd-M5S non è scontato
NÉ GOVERNO di minoranza, né esecutivo di "combattimento", secondo la formula coniata dal segretario del Pd. Per il capo dello Stato la bussola resta la Costituzione e dunque qualunque soluzione dovrà rispettare anzitutto una condizione imprescindibile: la presenza di una "maggioranza vera" al Senato. E di un esecutivo che non si regga sulle assenze o sui voti dati caso per caso.
Rientrato dalla Germania, Giorgio Napolitano ha iniziato a ragionare su come uscire dalla palude del risultato elettorale, con le tre forze principali - M5S, Pd e Pdl - quasi impossibili da coalizzare e l'una contro l'altra armate. L'imperativo comunque è riuscire nell'impresa, senza accedere minimamente all'ipotesi di tornare al voto, perché "un governo bisogna farlo". Così, nelle conversazioni di queste ore, il Presidente sta intanto mettendo nero su bianco i (pochi) punti fermi che guideranno la sua azione nella nuova fase che si apre.
Intanto c'è da affrontare la questione Bersani. In quell'invito a evitare "premature categoriche determinazioni di parte", rivolto ieri a tutto l'arco politico, Napolitano in realtà ha voluto farsi intendere soprattutto dal Pd e da Grillo. Il monito era indirizzato al leader di M5S per i suoi anatemi contro tutto e tutti. Ma anche a Bersani, per via della direzione di mercoledì prossimo, che rischia di restringere troppo il perimetro d'azione del Quirinale