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Pescara, 15/06/2026
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Data: 03/03/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Soldi agli eletti, una torta da 159 milioni. Renzi: «Rinunciamo ai rimborsi»

I democratici dovrebbero incassare oltre 45 milioni, i grillini hanno già detto che non li prenderanno

ROMA Calcolatrici al lavoro nelle sedi dei partiti per quantificare quanti degli oltre 159 milioni di euro di rimborsi elettorali, arriveranno nelle rispettive casse. Una cifra ben più bassa rispetto ai 407 milioni che si divisero nel 2008 i partiti nella precedente tornata elettorale. A far la parte del leone, secondo i calcoli effettuati sulla base della legge vigente, è il Movimento cinque stelle, che riceverà tra Camera e Senato 42,7 milioni, a patto però che si adegui alla nuova legge del 2012, che impone ai partiti di avere uno statuto democratico, pena il mancato versamento dei soldi. Il movimento di Beppe Grillo, infatti non ha ancora uno statuto legalmente valido. E d’altra parte M5S ha già annunciato l’intenzione di voler rinunciare a questo tipo di finanziamento. In base alla legge del luglio 2012 che ha effettuato i tagli, accedono ai rimborsi solo i partiti che hanno eletto almeno un parlamentare. La norma istituisce un Fondo per le elezioni della Camera ed uno per le elezioni del Senato: entrambi sono alimentati con 15.925.000 di Euro per ciascuno degli anni della legislatura. In tutto, quindi, 79.625.000 per i partiti che hanno eletto almeno un deputato alla Camera e altrettanti per i partiti che avranno almeno un senatore da versare annualmente. Il calcolo è un po’ complesso nel senso che le percentuali dei partiti vanno ricalcolate sulla base dei voti ottenuti dai soli partiti che hanno maturato il diritto al rimborso, quelli appunto che hanno eletto almeno un deputato o un senatore. Secondo le elaborazioni gioiranno i tesorieri del Pd, che otterrà 45.856.037,5 Euro, e del Pdl nelle cui casse giungeranno 38.060.750 Euro. Monti si consolerà con i 7.126.437,5 Euro della Camera a cui si aggiungono gli 8.002.312,5 del Senato, che dovrà dividere però con Udc e Fli dato che per Palazzo Madama c’era la lista unica. Ovviamente il partito di Gianfranco Fini è tagliato fuori dai rimborsi della Camera, non avendo eletto alcun deputato. Pur avendo ottenuto meno voti di FLi (146.804 rispetto a 159.429) la Svp matura il diritto al rimborso, perchè ha eletto cinque deputati. E soldi pubblici avranno anche Grande Sud e Megafono, cioè il partito di Crocetta, che hanno eletto rispettivamente un senatore e un deputato. Niente rimborsi anche per Ingroia che non ha eletto nè un senatore né un deputato.

Renzi: «Rinunciamo ai rimborsi»
Per il sindaco di Firenze la «gente si è rotta. Con quei fondi facciamo case»

FIRENZE «Non si è capito fino in fondo che il segnale arrivato dai cittadini, al di là delle percentuali, è un segnale molto forte: che non è un segnale che tutti siamo diventati chissà cosa, ma che la gente si è parecchio rotta le scatole». Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, il convitato di pietra delle analisi politiche del voto, protagonista assoluto dei se («Se ci fosse stato lui al posto di Bersani»), lo dice chiaro il suo pensiero sulle elezioni. Lo fa intervenendo a un convegno del Sunia sulle autogestioni. «Questo segnale di stanchezza verso la classe politica - aggiunge - va preso come un campanello d’allarme». «Siamo un po’ stanchi della discussione di politica nazionale “ti do la presidenza della Camera, tu mi dai la presidenza del Senato, io ti do questo”: una sorta di compro-baratto-vendo che non serve a niente, anzi», insiste ancora Matteo Renzi. «Venire alle iniziative come questa - ha aggiunto parlando al convegno del Sunia sulle autogestioni - sulle case popolari, sull’edilizia pubblica, credo che serva per lanciare un grido d’allarme». «Tutti i partiti rinuncino al finanziamento pubblico da subito, da queste elezioni, e mettano i soldi su una risposta concreta all’emergenza abitativa», propone il sindaco. Poi prospetta la creazione di «un fondo per l’edilizia pubblica e le case popolari per le dieci principali città italiane». «Se i partiti - ha spiegato Renzi - rinunciassero al finanziamento pubblico, che vale 45 milioni di euro per il Pd e 43 milioni per Grillo, se rinunciano al finanziamento pubblico e mettono questi soldi in un fondo per l’edilizia pubblica e le case popolari per le dieci principali città italiane, io credo che daremo risposta a migliaia di famiglie che in questo momento sono fuori». Il sindaco di Firenze ha infatti ricordato che «da molto tempo non c’è un piano casa nazionale. Allora voglio fare una proposta: il Comune di Firenze, per dire una cosa molto banale, molto piccola, con un milione e mezzo di euro può recuperare 80 appartamenti che in questo momento sono fermi, li libera, e dà risposta abitativa a 80 famiglie». Poi a sera, in un tweet, il sindaco di Firenze sintetizza la giornata: «Ho incontrato stamani i responsabili delle case popolari. se i partiti rinunciano al finanziamento pubblico sistemiamo subito 10.000 famiglie». Al Sunia Renzi aveva anche chiesto collaborazione per la gestione della città: «Avete il polso della città: per questo segnalateci le cose che non vanno e aiutateci ad aiutare Firenze»

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