ROMA La larghissima rete di Beppe Grillo ha pescato alla grande nel mare dei voti di sinistra. Possibile che la Cgil ne sia rimasta immune? Susanna Camusso non batte ciglio. «Credo che come sempre - spiega con la voce arrochita dalle sigarette - quello della Cgil sia stato un voto molto distribuito. Certo da tempo nelle assemblee parlar male della politica riscuote un certo successo».
E dunque, segretario, che Italia fuoriesce dal voto del 24 febbraio? Cosa racconta un voto così frazionato?
«E’ un voto che ha accentuato ogni oltre limite le fragilità e le divisioni che già esistevano nel Paese. Un Paese che ha ricevuto il messaggio che arrivava il salvatore della Patria e poi alla fine si è ritrovato più povero e più disgregato».
Un Paese così decide di affidarsi alle suggestioni delle promesse facili e del mandiamo tutti a casa. Ma non premia la sinistra.
«Più volte nel corso della campagna elettorale abbiamo denunciato l’assenza esiziale del tema lavoro. Le promesse in campagna elettorale ci sono sempre state...».
Però la gente continua a crederci. Questo è il punto.
«Ci crede perché è troppa la distanza tra le misure prese e la condizione materiale della gente. Oltre un certo punto il filo si spezza. Sugli italiani, sui lavoratori pesa da un lato un profondissimo senso di ingiustizia e dall’altro la dimensione di un’Europa che condiziona. Infatti questo voto parla anche e soprattutto all’Europa del rigore e dice che ha fallito. Bisogna rovesciare logica e favorire interventi che diano prospettiva e creano lavoro e bisogna tornare a fare politica industriale. Vedo con piacere che ora anche la Confindustria reclama una politica industriale. Un fatto positivo».
Lo sa che tra le ipotesi sul tappeto c’è anche quella di congelare il governo Monti per un altro anno?
«Come dire: chi ha aggravato la crisi dovrebbe anche essere colui che la risolve... Non scherziamo. Il rispetto del voto espresso dagli elettori è una condizione democratica insuperabile».
In particolare a cosa si riferisce?
«Possiamo o no dire con chiarezza che Monti è il vero sconfitto di queste elezioni? Mica si può dire agli italiani: avete votato per scherzo oppure avete votato male. Si produrrebbe un ennesimo strappo che aumenterebbe la disgregazione. Per trovare una governabilità possibile forse occorre partire dai contenuti».
Tuttavia, segretario, forse è vero che il voto dice anche un’altra cosa. Che cioè una fetta rilevante degli elettori, soprattutto giovani, ritiene il sindacato - Cgil in testa - un freno, un elemento di conservazione.
«Bisogna intenderci su cosa significa conservazione. Se la Cgil è un sindacato conservatore perché non ha condiviso il teorema in base al quale cancellare le tutele, precarizzare il lavoro, accrescere le diseguaglianze avrebbe favorito lo sviluppo... beh mi pare che la storia ci stia dando ragione. C’è poi un elemento vero: abbiamo troppo spesso immaginato che la regolamentazione del mercato del lavoro viaggiasse solo attraverso le leggi. La qualità della contrattazione, diciamo così, è rimasta ferma, mentre oggi abbiamo necessità di contratti inclusivi che tutelino il nuovo insieme a quanto c’è di tradizionale. Ultima considerazione sulla rappresentanza. E’ un fatto che la debolezza di quella politica ha invocato il non riconoscimento della rappresentanza sociale. L’apoteosi sono stati i governi di centrodestra e di Monti. Tuttavia credo sia giusto dire, e noi lo sosteniamo da tempo, che bisogna dare, come per i partiti, coerenza legislativa alla Costituzione sulla rappresentanza sindacale. Il sistema c’è, è quello adottato nel pubblico impiego».
Niente larghe intese e Monti non riproponibile. Un’autostrada per l’ingovernabilità...
«Premesso che la situazione è molto complicata, se i cittadini hanno dato più voti ad un partito che propone un cambiamento e parecchi ad un altro partito che pure propone un cambiamento, non si può che andare in quella direzione. In democrazia i numeri sono fondamentali».
Traduco: incarico al Pd che cerca intese in Parlamento con Grillo. Ma se Grillo si ostina nel no? Come se ne esce?
«In presenza di una grande rabbia sociale, di una grande frantumazione, può diventare irrefrenabile la tentazione di mandare tutti a quel paese. E’ un atteggiamento che può funzionare nelle piazze ma non in Parlamento».
Come valuta Goldman Sachs entusiasta di Grillo?
«La Goldman e altre agenzie di rating non amano che il mondo si strutturi perché ne andrebbe della loro sopravvivenza. A mio avviso si fanno delle illusioni: l’amore dei grillini per la finanza è scarso».
Grillo vi vuole morti: vuole abolire i sindacati..
«Il sindacato è una associazione tra iscritti volontari, sono loro gli unici che possono decidere del suo destino. Ho letto che 5Stelle immagina una gestione collettiva nei consigli di amministrazione tra imprese e lavoratori e parla di reddito di cittadinanza. Roba da sol dell’avvenire. In attesa che sorga bisogna difendere i lavoratori e questo lo fa il sindacato».
Intanto Monti punta a congelare gli aumenti dei lavoratori pubblici anche per il 2014.
«Sono scelte contro l’efficacia della Pubblica amministrazione».