Salta l'accordo di programma sull'ex Cofa. Pdl e Pd hanno trovato un'intesa per modificare alcuni punti procedurali e programmatici, ma questo non basta a far passare il documento. Non è un paradosso perché l'accordo è stato sottoscritto da 4 enti e per cambiare qualcosa serve l'assenso di tutti e non solo di uno, in questo caso il Comune. In pratica, la delibera di ratifica non è stata approvata ieri e non lo sarà neanche oggi e domani sera, visto che i trenta giorni scadono ufficialmente alle 24 di lunedì. Il Pd a livello generale vuole portare avanti il progretto di riqualificazione dell'ex mercato ortofrutticolo, ma non sulle basi scritte nell'accordo di programma fra Camera di Commercio, Regione, Comune e Provincia. E per questo ci sarà ostruzionismo a oltranza, sino appunto alla scadenza dei termini affinché il documento sia riveduto e corretto. Sul fronte del Pdl c'è la consapevolezza che non si riuscirà a ratificare la delibera «perché il Pd non ce lo permetterà con tutti gli emendamenti e le eccezioni presentate», ammette l'assessore all'Urbanistica Marcello Antonelli. Il quale si è dovuto accollare l'onere di far digerire la medicina amara a Daniele Becci, il presidente della Camera di Commercio che è passato in questi giorni attraverso tutti gli stati d'animo possibili, dalla furia alla rassegnazione. In una lunga riunione in sala Giunta, i capigruppo di maggioranza e opposizione sono convenuti sul fatto che per salvare la riqualificazione dell'ex Cofa sono indispesabili alcune integrazioni all'accordo di programma già esistente. Il Pd, in particolare, ha chiesto l'attribuzione alla Camera di Commercio, pro-quota, degli oneri di urbanizzazione (verde, strade, opere pubbliche, fognature, condutture) di tutto il sub ambito C del comparto del Pp2. Oneri che comportano all'Ente camerale di rinunciare a qualcosa come 7mila metri quadrati dei 24mila complessivi acquistati dalla Regione, una parte in meno sulla quale edificare e guadagnare, dai possibili 7 milioni a 4,5 milioni di euro. «Per noi - spiega Antonelli - l'accordo di programma poteva andare bene così com'era, ma ormai dobbiamo ragionare su altre basi e anche se l'Amministrazione si è detta disposta a rivedere le cose, è chiaro che non dipende solo da noi, poiché il documento porta la firma di quattro enti. Ed è altrettanto chiaro che il rischio che salti tutto, e che le aree ex Cofa restino abbandonate per lunghi anni, è concreto». Becci è piombato ieri sera in aula, dopo il vertice Pdl-Pd, contrariato per la piega presa dalla vicenda. Ma alla fine il presidente della Camera di Commercio ha dovuto prendere atto della mutata situazione. Il Pd chiedeva e chiede che il Comune non sia semplice spettatore dell'operazione, ma reciti il ruolo di regista a vantaggio della cittadinanza per scongiurare pericoli di speculazioni edilizie e nuove colate di cemento. Rischio che Sospiri e Antonelli smentiscono seccamente, mentre le voci di dentro cominciano a parlare: dietro l'opposizione dura e pura per far saltare l'accordo fra gli enti ci sarebbe la volontà di aprire a un privato che risponde al nome di Carlo Toto. E oggi si prosegue con un’inedita seduta domenicale.