Iscriviti OnLine
 

Pescara, 15/06/2026
Visitatore n. 754.972



Data: 04/03/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Bersani: governo con M5S o nuove elezioni subito. Il segretario Pd da Fazio: «La prima parola tocca a noi».

Programma in 8 punti Accordo con il Cavaliere fuori dalla realtà. I numeri per il Quirinale si trovano

ROMA «Abbiamo 460 parlamentari, il doppio della destra e il triplo di Grillo. Quindi la prima parola tocca noi». Nell’attesa di sapere se Napolitano darà l’ok al progetto di andare in Parlamento a cercare i numeri necessari alla fiducia sulla base di un programma limitato, Pierluigi Bersani rivendica il diritto di compiere il primo passo, dice di avere in testa un governo «largamente rinnovato, con giovani, donne e presenze anche esterne ai partiti» e sfida il leader del Movimento 5 Stelle ad assumersi le sue responsabilità. «Lo dico a Grillo che gioca a fare l’uomo mascherato: io non apro tavolini e non sto qui a scambiare le sedie. Ha un movimento che ha un terzo dei parlamentari. Decida che vuole fare altrimenti andiamo tutti a casa, anche lui» taglia corto il segretario Pd che, intervistato da Fabio Fazio su Rai Tre, nega qualunque tratttativa segreta con Grillo, esclude l’ipotesi di un governissimo con Berlusconi e rilancia la proposta di presentarsi in Parlamento con un programma di 8 punti sul quale chiedere la fiducia. Un programma che mercoledì prossimo dovrà ottenere il via libera della direzione nazionale del Pd e che prevede una legge contro la corruzione, una contro il conflitto di interessi, una sui costi della politica, un’altra dedicata agli interventi sull’economia verde e sull’urgenza sociale. Altri temi centrali sono i diritti civili, i diritti degli omosessuali e la scuola. «Il paese resta in una situazione drammatica. Ognuno deve prendersi le sue responsabilità e capire che ciò significa voler cambiare» avverte Bersani, che nega ogni attrito con il Quirinale e ammette che anche l’appoggio al governo Monti «ha comportato dei problemi» al Pd. «Il presidente della Repubblica ha tutto il nostro rispetto e stima. Ha chiesto alle forze politiche di riflettere, e adesso riflettano a voce alta come stiamo facendo noi». Bersani assicura che anche la difficile partita sul successore di Napolitano si chiuderà con un buon risultato: «Dopo un presidente così non è semplicissimo trovare una soluzione ma penso che troveremo una convergenza, perché i numeri si possono trovare». Quel che è certo è che spazi per eventuali accordi per un governissimo non ci sono. «Immaginare che noi possiamo fare qualche accordo con chi ha fermato il cambiamento è irrealtà» affonda Bersani che ricorda il caso Ruby («C’è stata una maggioranza che ha certificato che quella ragazza era la nipote di Mubarak...») e l’inchiesta sull’acquisto di parlamentari per far cadere il governo Prodi che coinvolge il senatore De Gregorio e il Cavaliere («Non sono mica noccioline...»). Ma ce n’è anche e soprattutto per Grillo, che dice cose di sinistra e altre che non lo sono affatto. Un Esempio? «Lui non vuole che il figlio di immigrati nato qui sia italiano e mi sembra molto tiepido sull’evasione fiscale. Questo non è di sinistra». E Matteo Renzi? Il segretario Pd non teme sgambetti e assicura che il sindaco di Firenze resta comunque una risorsa. «Non sottovaluto affatto il contributo di Renzi. Avrà un ruolo importante e lo deciderà lui insieme al partito. Matteo avrà certamente un ruolo nel futuro». E pazienza se il suo programma per il cambiamento non è uguale a quello che ha consentito al segretario di vincere le primarie. Bersani non cambia progetto e se Renzi propone l’abolizione del finanziamento ai partiti, lui punta alla riforma della legge: «Anche fosse per un solo euro, sono convinto che la politica una qualche forma di sostegno pubblico debba averlo. Altrimenti la fanno solo gli ottimati e i miliardari». Riuscirà Bersani a convincere i parlamentari grillini a votare la fiducia? Difficile immaginarlo. Il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, chiede che sia data la possibilità a Bersani di provare a fare un governo. E se dovesse fallire? «Se non ci sono le condizioni, bisogna tornare rapidissimamente alle elezioni». Ma su questa ipotesi, nel Pd, è scontro. Non è d’accordo Veltroni, che immagina un “governo del presidente”, e non è d’accordo D’Alema, che non esclude un governo allargato al Pdl.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it