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Pescara, 15/06/2026
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Data: 04/03/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Scontro annunciato in direzione e lo spettro del governo tecnico. Visco ha avvertito palazzo Chigi: i mercati ci hanno concesso solo 15 giorni di tregua

Il segretario continua a escludere piani B
«Non uniremo mai i nostri voti a quelli pdl»

ROMA «Quindici giorni. Dal giorno del voto i mercati ci hanno dato due settimane e una è già passata!». Il monito del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, risuonava ieri sera a palazzo Chigi proprio mentre le agenzie di stampa battevano le ultime dichiarazioni del segretario del Pd. «Tocca a noi», ha ripetuto ieri Bersani che confida nel via libera della direzione del Pd alla sua linea secondo la quale dovrebbe essere affidato al leader della coalizione vincente (per voti ma non per seggi), un incarico per tentare la formazione di un governo con pochi punti di programma sui quali cercare a palazzo Madama i numeri per ottenere la fiducia.
TENSIONE
Il segretario del Pd è convinto di riuscire a spuntare il via libera della direzione in modo da avere la spinta necessaria ad affrontare il colloquio con Giorgio Napolitano. Il clima tra largo del Nazareno e Colle resta pesante e negli argomenti un po’ rancorosi con i quali alcuni esponenti del Pd ricostruiscono l’ultimo anno di legislatura, riemerge la responsabilità che il Quirinale avrebbe per non aver mandato il Paese a votare dopo la caduta del governo Berlusconi del novembre 2011 e per aver «bruciato», assieme a Monti, la formula del governo tecnico. Ora che il braccio di ferro è in corso, c’è chi aggiunge un dettaglio non da poco per scongiurare l’eventualità della nascita di un nuovo governo tecnico o del presidente: «Nessun voto del Pd si unirà in aula a quelli del Pdl». Una minaccia che trarrebbe fondamento dalla forza in più che Bersani avrebbe nei gruppi parlamentari e che metterebbe il segretario al riparo da qualunque forzatura.
Nel partito la tensione è però forte e l’incognita dei mercati potrebbe scompaginare i piani del segretario che rifiuta qualunque intesa con il Pdl a trazione berlusconiana. Di ipotesi ”B”, sulle quali in molti si stanno interrogando, Bersani non ne vede, se non il voto anticipato che potrebbe arrivare subito dopo l’elezione del nuovo capo dello Stato, prevista per la metà di aprile. Lo schema del governo del presidente piace a Valter Veltroni, ma lascia diffidente un altro big del partito Massimo D’Alema che, dopo aver chiarito al Tg1 che sta sulla linea di Bersani nel voler stanare i grillini, si è ritirato in buon ordine declinando ogni invito alla mediazione.
NEO ELETTI
Resta il fatto che se è vero che al Pd manca una manciata di senatori per spuntare la fiducia al Senato, d’altra parte qualunque altra soluzione sarebbe impraticabile senza l’esplicito sostegno del Pd. Forte dei numeri raccolti alla Camera, Bersani si prepara alla sfida continuando a tener sotto pressione i grillini che da ieri hanno cominciato a dibattere al proprio interno. Un mancato incarico a Bersani significherebbe l’uscita di scena del segretario, ma anche l’implosione del Pd tra coloro che, come Veltroni, Gentiloni e Fioroni, sarebbero disposti a sostenere un governo del presidente, e la più corposa pattuglia bersaniana che però - se il Colle dovesse proporre un nuovo governo-tecnico guidato, per esempio, da Saccomanni (Bankitalia) - potrebbe subire defezioni di peso come quelle di Letta e Franceschini. Il via libera ad un nuovo governo tecnico, con la stessa maggioranza che ha retto Monti, passerebbe quindi per l’implosione del Pd che potrebbe non reggere la prova di «umiltà», come la definisce Gentiloni. A stemperare i toni della tensione con il Quirinale c’è chi nel Pd legge la nota di ieri l’altro del Colle non come un ”no” al tentativo che ha in mente Bersani di costruire una maggioranza direttamente in Parlamento, quanto l’intenzione di realizzare un esecutivo a larga maggioranza che, non escludendo i grillini, sia in grado di cambiare la legge elettorale. «Se il Quirinale dicesse no ad un incarico sprovvisto di maggioranza certa non potrebbe poi tentare nemmeno con il tecnico», chiosa un deputato Pd che considera le mosse dei partiti «già da campagna elettorale». In mancanza di soluzioni che permettano di superare lo stallo, mentre nel Pdl hanno preso alla lettera gli inviti del Colle, nel Pd bersaniano ci si muove per gradi. Incassato il via libera in direzione, a cui non dovrebbe partecipare Matteo Renzi che però domani riunirà i suoi ”rottamatori”, ci si dedicherà alle presidenze delle Camere con l’intenzione di non fare piatto e nella speranza che a palazzo Madama si possa convergere sulla nomina di un grillino.

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