Pdl diviso tra chi spinge per le larghe intese e i falchi che vorrebbero tornare subito a votare. Settimana calda sulla giustizia, ripartono i processi
IL CENTRODESTRA
ROMA Lasciare il cerino della formazione del governo in mano al Pd affinché si logori guidando un governo di scopo da cui il Pdl pensa di avere solo da guadagnare o affinché si bruci tentando l’avventura con Grillo. Partecipare a tutti i tavoli istituzionali aperti e alla conseguente spartizione delle cariche (presidenti delle due Camere e, soprattutto, presidenza della Repubblica). Rilanciare il profilo di un partito, il Pdl, di lotta e di governo, preparando una manifestazione di piazza, quella del 23 marzo, che dal tema-ossessione per eccellenza, quello della giustizia, è stata allargata al più pacifico tema economico (tasse, lavoro...). E’ la strategia del «wait and see», quella del Pdl e, soprattutto, del Cavaliere, che ieri ha disertato anche la festa di piazza del neo-governatore della Lombardia, Roberto Maroni, che si è tenuta a Milano e dove è stato lungamente atteso, senza però, fine alla fine, farsi vedere.
GLI APPUNTAMENTI
L’unico appuntamento sicuro, dal punto di vista politico, per il Cav, è quello di martedì prossimo, quando riunirà a villa Germetto tutti i deputati e i consiglieri lombardi del Pdl. Eppure la settimana che si apre sarà di quelle da far tremare i polsi, all’ex premier, ma per ragioni squisitamente giudiziarie. Infatti, mentre il processo per le intercettazioni Fassino-Consorte sta per andare a sentenza e i pm di Napoli hanno già avanzato al Cavaliere formale richiesta di interrogatorio per Berlusconi in merito all’indagine sul caso De Gregorio, andranno presto a sentenza sia il processo di appello sui diritti tv Mediaset che quello sulla vicenda Ruby. Il guaio è che se la sentenza Ruby sarà solo di primo grado, quella diritti Mediaset che è prevista per il 23 marzo – guarda caso il giorno della manifestazione di piazza del Pdl - è di secondo. Ove venissero confermati i quattro anni di carcere per frode fiscale, il colpo per il Cav sarebbe tremendo, vista anche l’annessa l’interdizione dai pubblici uffici.
Insomma, l’ex presidente del Consiglio, archiviati i festeggiamenti per la clamorosa rimonta elettorale, di grattacapi per la testa ne ha tanti. Ecco perché sedersi al tavolo del governo diventa affare importante, se non vitale.
I DISTINGUO DELLA LEGA
La Lega Nord, questo è sicuro, non ci starà mai a prendere parte e tantomeno a votare un governo istituzionale, ha ribadito Maroni, il quale però chiede anche che, a Roma, un governo con cui interloquire per portare avanti le istanze della macroregione del Nord ci sia. La settimana entrante sarà decisiva anche per formare la squadra che lo affiancherà, assessori in testa. Sicuro, tra i leghisti, è il nome di Massimo Garavaglia, che andrà al Bilancio. Per il Pdl si parla degli ex assessori Raffaele Cattaneo, Valentina Aprea e Mario Melazzini, ma la trattativa di Maroni con il Pdl lombardo (Mantovani, Gelmini, Lupi) che non ha mai visto di buon occhio la decisione di cedere la guida della Lombardia all’alleato leghista sarà serrata.