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Data: 05/03/2013
Testata giornalistica: Il Gazzettino
Una sola spa dei trasporti. Disco verde dai sindacati per la fusione fusione tra le aziende del trasporto pubblico locale di Venezia, Padova e Rovigo

Una fusione virtuosa, «che salvaguardi il diritto al lavoro e lo status dei lavoratori, senza che vengano meno i diritti dell'utenza e la qualità del servizio» e che, se possibile, debba coinvolgere anche la provincia di Treviso. Questi i punti fissati nero su bianco dai sindacati di categoria all'indomani della lettera di intenti sottoscritta a fine gennaio tra l'amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti e i sindaci di Venezia Giorgio Orsoni e di Padova Flavio Zanonato sull'ipotesi di fattibilità della fusione tra le aziende del trasporto pubblico locale di Venezia, Padova e Rovigo Actv, Aps e Fs Busitalia. Dai segretari regionali della Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Faisa, Fast e Orsa arriva infatti l'ok corale all'idea di creare una unica azienda per il trasporto nell'area metropolitana, «purchè si esaltino gli aspetti positivi dell'operazione, come il risparmio, l'ottimizzazione dei servizi e la maggior efficienza, senza far pesare tutto questo sui lavoratori, per i quali vanno salvaguardati sia i diritti acquisiti che i livelli occupazionali». Per il sindacato resta importante la creazione di un grande polo dei trasporti pubblici, perchè si tratta «Di un passo in avanti per essere in grado di competere con i grandi gruppi del settore in previsione delle liberalizzazioni», e per questo i sindacati rilanciano anche verso la Marca, auspicando «il coinvolgimento anche delle aziende esercenti il trasporto pubblico locale di Treviso, nell'ottica del particolare ruolo attrattivo della mobilità nell'area del veneto centrale ove prenderà avvio il sistema di metropolitana di superficie». Tra i punti fermi fissati dal sindacato nella lettera inviata ad Orsoni, Moretti e Zanonato, il fatto che i trasporti debbano restare pubblici, per questo si chiede che «La governance del progetto sia assunta dalle Amministrazioni locali in modo esplicito», anche per evitare «una possibile svendita o cessione del patrimonio pubblico ai privati»

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