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Data: 05/03/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Ruby, ad Arcore un sistema prostitutivo». Requisitoria dell’accusa al procedimento che vede imputato il Cavaliere per prostituzione minorile e concussione

Il pm dei minori Fiorillo in aula: «Maroni mi ha offeso riferendo il falso in Parlamento su quella notte in questura»

MILANO Cosa succedeva a una ragazza quando varcava i cancelli di Arcore? Di tutto, tranne che trovarsi a una tranquilla festa tra amici. «E’ falso che si trattasse di cene innocenti, condite da qualche spettacolo di burlesque», attacca il pm Antonio Sangermano. Gli incontri conviviali con i menu tricolore, le olgettine travestite da infermiere, i balli sexy e la gara a chi si fermava per la notte erano «espressione di un collaudato sistema prostitutivo, organizzato per il soddisfacimento del piacere sessuale di Silvio Berlusconi». E di questo meccanismo la diciassettenne Ruby «era parte integrante».
«TUTTE FANTASIE»
Il sostituto procuratore inizia la sua requisitoria al processo Ruby con una certezza: «Possiamo dimostrare il nesso tra ciò che avveniva ad Arcore e ciò che accadde in questura la sera del 27 maggio 2010», quando Ruby fu identificata. «Di certo Berlusconi quella notte aveva molto di cui preoccuparsi». Perché è emerso dalle indagini un «apparato complesso per reperire, reclutare, compattare e istigare le ragazze» che ottenevano soldi in cambio di sesso. Rileva il pm: «Non siamo di fronte alla prostituzione di strada, bensì a un sistema più sofisticato e non meno lesivo della dignità della donna, attraverso la mercificazione del corpo». Ad Arcore tutto era regolato sulla base di un «climax sessuale» diviso in tre fasi: «Prima la cena, poi il bunga bunga in discoteca e infine il surplus economico a chi si fermava per la notte». Questo, dice Sangermano, scatenava «disperati meccanismi competitivi, che attanagliavano le ragazze quando il dominus mostrava segni di disaffezione». Entrare nel giro significava denaro in contanti, un appartamento nel condominio di via Olgettina e prospettive di inserimento professionale. Poteva permettere a qualcuno (Emilio Fede) di restare «alla guida di un importante telegiornale», mentre ad altre (Nicole Minetti) apriva «prospettive politiche». Una ricostruzione di fronte alla quale Silvio Berlusconi si dice incredulo: «Ho avuto la duplice fortuna (e forse il merito) di non aver mai dovuto remunerare una signorina o una signora per avere rapporti intimi e sono sempre stato in grado di dare una risposta positiva a chi mi ha chiesto un aiuto. Il pubblico ministero, probabilmente, non ha avuto nessuna di queste due fortune e si regola come se io fossi lui. Evviva!».
SOLDI AI TESTIMONI
Ma il pm insiste: «Non si può non sottolineare la macroscopica anomalia per la quale l’imputato ha preso a remunerare con 2.500 euro al mese» le giovani chiamate a testimoniare. Compresa Karima El Mahroug, «retribuita in modo sproporzionato rispetto alle fedelissime». In aula però, afferma Sangermano, quei soldi non hanno dato il risultato sperato: le ragazze pagate si sono prodotte in «balbettanti giustificazioni», che contrastano con le deposizioni di chi non è sul libro paga dell’ex premier e «ha ricostruito onestamente i fatti». Un passaggio cruciale, quello affrontato dal magistrato, che prefigura l’eventuale apertura di un fascicolo per corruzione di testimone a carico di Berlusconi. Ma per l’avvocato Niccolò Ghedini si tratta di «aiuti alla luce del sole». E a chi gli chiede se abbia sentore di una nuova contestazione nei confronti del Cavaliere, ribatte: «Se il pm ha qualcosa da contestare lo farà. E’ peculiare che qualcuno non possa dare aiuti economici a persone diventate poi testimoni. Non c’è nulla di segreto, è una cosa già nota in questura da un paio d’anni».
NOTTE CONCITATA
L’ultima deposizione del processo è stata quella del pm del tribunale dei minori Annamaria Fiorillo, che ha riferito delle chiamate ricevute dalla questura la notte del fermo di Ruby. In particolare quelle del commissario Giorgia Iafrate, «telefonate indimenticabili perché era un fiume di parole e proseguiva verso un obiettivo molto chiaro». Ovvero consegnare Karima alla Minetti. Perciò quanto l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni «andò in Parlamento a dire che la polizia aveva affidato» alla Minetti la minorenne Ruby «secondo le mie disposizioni» riferì «cose non vere e lo ritenni un attacco alla mia onorabilità».
Intanto, Berlusconi potrebbe avere nuovi guai giudiziari, stavolta a Napoli.L’ex premier ha già fatto sapere che non si presenterà alla convocazione fissata per questa mattina in relazione al caso del senatore Sergio De Gregorio. E ha chiesto tempo fino al 15 marzo, quando si insedieranno le camere. Ma i pm di Napoli stanno ipotizzando di fissare un ultimatum: il loro obiettivo è chiudere presto l’indagine e andare a giudizio immediato. E difficilmente rinvieranno ancora l’audizione dell’«indagato» Berlusconi.

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