LE CONDIZIONI DEL SINDACO «Mi aspetto l’appoggio forte del Pdl perché non posso amministrare per altri cinque anni senza partito alle spalle»
LE ACCUSE DI SPINOSA (PD) «Il manifesto è solo l’ultimo atto di un’amministrazione che ha dimostrato scarso rispetto per l’opposizione»
SULMONA È pronto a ricandidarsi, ma soltanto con un forte sostegno dell'intero partito. Accusa l'opposizione di «non aver fatto opposizione» per poi ricompattarsi soltanto al momento delle dimissioni in blocco. L'ormai ex sindaco Fabio Federico, all'indomani delle dimissioni di 11 consiglieri comunali su 20, non ha troppa voglia di parlare ma lancia accuse precise. L'AMARO SFOGO. Ieri mattina Federico non era nel suo ufficio di palazzo di città, ma era a visitare i suoi pazienti nello studio medico di corso Ovidio. Camice bianco e poche, mirate parole. «Sono state dimissioni fuori luogo», afferma Federico, «che non comprendo e che danneggiano soltanto la città. Per quanto mi riguarda, sono arrivato a fine mandato, il commissariamento del Comune ad un mese dalle elezioni non compromette ciò che abbiamo svolto in quasi cinque anni. Ma adesso sarà impossibile realizzare progetti importanti come la rotatoria lungo la Statale 17, all'Incoronata, e una nuova viabilità con vie di fuga nella zona dell'ospedale. Con questa situazione capisco l'avanzare dell'anti-politica e del crescente consenso del Movimento 5 Stelle". IL PDL. Oggi pomeriggio, in città, è previsto un vertice tra Federico, la senatrice Paola Pelino e gli onorevoli Fabrizio Di Stefano e Filippo Piccone. Federico annuncia di mettere la sua candidatura sul tavolo politico. «Sono pronto a ricandidarmi», afferma, «ma con delle certezze, ovvero un partito, in questo caso il Pdl, alle spalle. Governare per 5 anni una città senza di fatto un partito non è stato facile. Il centrodestra ha anche fatto degli errori». Se non ci saranno i presupposti e la condivisione del partito, Federico è pronto a lasciare spazio a volti nuovi. «Ci sono molti giovani», riprende «che hanno le potenzialità e la voglia di fare». Intanto, annuncia che il manifesto, che ha scatenato le dimissioni degli 11 consiglieri (Peppino Ranalli, Antonio Iannamorelli, Mimmo Di Benedetto, Filadelfio Manasseri, Silverio Gatta, Luciano Marinucci, Luigi Santilli, Alessandro Maceroni, Luigi Rapone, Cristian La Civita e Antonio De Deo) sarà affisso davvero sui muri della città. Finora era stato divulgato solo sui social network. LE CONSEGUENZE. Già ieri mattina, il segretario comunale Franca Colella, che ha ratificato le dimissioni domenica sera, ha portato tutta la documentazione alla Prefettura dell'Aquila. In pochi giorni, sarà nominato il commissario prefettizio che si occuperà dell'ordinaria amministrazione. Al riguardo, salteranno tutti i provvedimenti straordinari, tra cui l'approvazione alla variante al Prg e le norme tecniche, lo sfratto al Centro Celestiniano, l'esternalizzazione dei servizi, in particolare quelli relativi alla nettezza urbana, e alcune convenzioni scadute che dovevano essere rinegoziate. LE REAZIONI. Gli 11 consiglieri dimissionari non hanno alcun senso di colpa. Anzi, sono convinti della loro decisione di mettere fine a un'amministrazione comunale ritenuta fallimentare. La campagna elettorale è definitivamente aperta e si annuncia senza esclusione di colpi. «È avvenuto ciò che sarebbe dovuto avvenire da tempo», interviene Roberto Spinosa, segretario cittadino del Pd, «Federico aveva annunciato di dimettersi senza mai farlo. Il manifesto è stato l'ultimo atto di un'amministrazione che ha sempre dimostrato arroganza e scarso rispetto nei confronti dell'opposizione. Le dimissioni degli 11 consiglieri hanno rappresentato il punto di arrivo di una situazione diventata insostenibile». E non manca una chiave di lettura politica. Il Pd guarda con interesse alla scelta degli ex consiglieri di maggioranza (Cristian La Civita, Antonio De Deo e Luigi Rapone) di aver sostenuto l'azione dell'opposizione. «La volontà e l'auspicio del Pd», sottolinea Spinosa, «è unirci nel sostegno a un unico candidato sindaco».