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Pescara, 15/06/2026
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Data: 06/03/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Battaglia nel Pd, Bersani vuole l’incarico: confronto sul governo tecnico. Fassina: esecutivo con Grillo o elezioni. Altolà dei big: niente aut aut

ROMA «Sarà una direzione vera», informano dal Nazareno sede del Pd. Nel senso che il lavorio delle diplomazie ha raggiunto una possibile sintesi in grado di soddisfare tutti, o quasi tutti, e tale da permettere a Pier Luigi Bersani di ottenere il disco verde per un incarico dal Quirinale per formare il nuovo governo. Ma le diversità di linee e di prospettive molto probabilmente emergeranno nel corso della discussione, non in termini traumatici ma neanche facendo finta di niente. E dunque: Bersani apre alle dieci, collegato in circuito tv, ed espone i suoi otto punti «di combattimento», una parte riguardante la moralità della politica e un’altra provvedimenti per la crisi e le fasce più deboli, altrettanti punti che dovrebbero allettare Grillo e grillini fin qui recalcitranti. Ma tant’è. «Tocca al Pd in quanto primo partito in seggi, con maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato, fare il primo tentativo», recita il mantra del Nazareno. E su questo tutti sono pronti a dare il via libera. Ma se, putacaso, il segretario ci aggiungesse una postilla del tipo “incarico al Pd o elezioni”, allora le cose prenderebbero un’altra piega, l’unanimità prevista e prevedibile sfumerebbe, e insomma si assisterebbe a un’altra partita.
LA PARTITA

Le premesse non sono queste. «Nessuna sorpresa, ci sarà unanimità», prevede Beppe Fioroni. In serata è stata Anna Finocchiaro, d’intesa con il leader, ad annunciare: «Bersani illustra in direzione gli otto punti con i quali intende presentarsi alle Camere e al Paese. Servono misure su moralità, fisco, lavoro e costi della politica. In Parlamento ognuno deve prendersi le sue responsabilità, anche il M5S. E comunque, il Pd dice no a ipotesi di governissimi con la destra». Un concetto, quest’ultimo, ripreso anche dal responsabile organizzativo Nico Stumpo: «Non ci sarà mai un governo con Berlusconi». Perché tanta insistenza su questo no al Pdl? L’impraticabilità, certo, di andare a braccetto con il capo indagato del Pdl; la non volontà, certo, di proseguire nell’esperienza tipo Monti che avrebbe fatto perdere consensi a sinistra. Ma c’è un’altra lettura, tutta politica, insita in questo no insistito e ripetuto all’ipotesi governissimo, e lo spiegano al Nazareno: «Mettiamo che Bersani non ce la faccia, non è che se poi arriva un incarico ad esempio alla Cancellieri allora possiamo unire i nostri voti a quelli del Pdl pur di evitare le elezioni, se c’è qualcuno che lo pensa, si chiamino pure D’Alema o Veltroni, è meglio che se lo tolgano dalla testa».
I PROTAGONISTI

Ecco perché i Fassina e gli Orfini, che sembrerebbero i gianburrasca del bersanismo, in realtà dicono cose non proprio lontane dal vertice democrat quando scandiscono che «se non ci sono le condizioni per fare un governo con Grillo, la parola va immediatamente restituita agli elettori». Sottinteso, ma neanche tanto: e al voto si torna di nuovo con Bersani leader. «Niente aut aut al Colle», è il monito che è già venuto da veltroniani, ex popolari e renziani. Alla direzione ha assicurato la propria presenza Matteo Renzi, sempre più invocato a svolgere un ruolo di primo piano nella partita interna del dopo voto, ma che non si vede certo il cammino spianato da giovani e meno giovani turchi del Pd.

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