La protesta clamorosa covava da giorni. Ieri mattina è diventata realtà. I dipendenti del Cstp scartano l'idea di manifestare di nuovo davanti ai palazzi del potere, ma bloccano ancora una volta i mezzi per «fermo tecnico», non giudicandoli adatti a circolare per mancanza dei ricambi. Circa cento gli autobus rimasti in deposito a Salerno e a Cava de' Tirreni, vale a dire una mattinata senza trasporto pubblico, con pendolari e studenti costretti a lunghe e vane attese alle fermate, senza preavviso. Già alle 7 del mattino le strade erano senza autobus, poco dopo i lavoratori hanno raggiunto la sede aziendale di piazza Matteo Luciani, occupandola e ottenendo un incontro urgente con il capo del collegio dei liquidatori Mario Santocchio e il direttore generale Antonio Barbarino. Dopo l'inferno di ieri, oggi il servizio tornerà normale. Dopo sei ore di trattativa, infatti, sindacati e azienda hanno raggiunto un accordo sul punto che aveva fatto scattare l'agitazione, cioè la procedura adottata nei confronti degli inidonei. Ad alcuni di loro, infatti, l'azienda aveva infatti spedito lettere di sospensione dal lavoro - collocamento in pensione o esonero - dopo averli sottoposti a visita medica che aveva confermato l'inidoneità, disdettando di fatto un accordo almeno decennale sulla salvaguardia dei posti di minor aggravio. Nel verbale seguito alla riunione di ieri, l'azienda si è impegnata a istituire una commissione paritetica per la collocazione del personale inidoneo, reintegrando subito un lavoratore. Gli inidonei verranno utilizzati anche per la vigilanza ai depositi di Cava e Pagani, che era stata affidata all'esterno. Nel verbale anche la richiesta, firmata dai sindacati, delle dimissioni di Barbarino. Venerdì alle 11, infine, incontro sul tema dei 52 lavoratori posti in cassa integrazione: i sindacati chiedono l'abbuono del taglio del 7 per cento in busta paga a chi osserva almeno due settimane di cig al mese, la questione verrà affrontata il giorno prima, nella riunione tra i liquidatori. Risultati che però non porteranno alla revoca dello sciopero di quattro ore, già proclamato dai sindacati per il 18 marzo. «I lavoratori sono stanchi - dice Amedeo D'Alessio della Filt Cgil - Ci sono ancora anomalie come le consulenze e le collaborazioni esterne, che potrebbero portare l'azienda al fallimento, oltre alle modalità discriminatorie di applicazione della cassa integrazione». «C'è stato un riavvicinamento delle parti - commenta Ezio Monetta della Fit Cisl - anche sulla redistribuzione della cassa integrazione per alcune figure professionali, dove c'era stata riqualificazione. Ma vogliamo qualche passo avanti sulle modalità di applicazione della cig».