D’Alfonso prepara una lista civica: sosterrà il Pd nelle Amministrative del 2014
L’AQUILA Come nulla fosse. Baci, abbracci e pacche sulle spalle. Si apre così ieri mattina il consiglio regionale, come se non si fosse votato, come se la maggioranza non si fosse sbriciolata in mille pezzi, come se non ci fossero stati veleni e fuggi-fuggi. Le congratulazioni se le becca tutte lei, Federica Chiavaroli, l’unica consigliera regionale eletta in Parlamento. Come se la gode questa prima giornata da senatrice in carica la Chiavaroli, anche perchè il suo bistrattatissimo quarto posto al Senato l’avevano snobbato in tanti, primi fra tutti Carlo Masci e Nazario Pagano. Se l’avessero saputo. Tiene le distanze Masci mentre Pagano è rimasto a casa malato, sembra che un’ernia alla gamba gli impedisca di alzarsi dal letto. Scaramantica, Federica Chiavaroli. Anche perchè intorno a lei tutti gli altri sono rimasti al palo. Trombati. Affrontano con disinvoltura il primo giorno da sconfitti Paolo Gatti e Giandonato Morra, Masci in camicia nera, Nicoletta Verì e Giorgio De Matteis che dallo scranno più alto presiede i lavori del consiglio al posto di Pagano. Non c’è invece Carlo Costantini. Mastica amaro De Matteis, dopo che la capolista Binetti gli ha scippato l’ultimo seggio utile dei centristi, Lazio uno che batte Abruzzo sul filo dei voti. «Due mesi fa qui sembrava di essere a un funerale appena terminato, tutti via di corsa dal cimitero dove riposava il caro estinto, che era Gianni Chiodi - commenta, ridendosela, un consigliere di maggioranza - ma alla fine Berlusconi ha resuscitato Chiodi, ed ecco qui i parenti serpenti che tornano al capezzale». Al capezzale forse no, però si abbracciano tutti. Quando soltanto due mesi fa il governatore poteva contare soltanto sugli assessori Carpineta e Di Dalmazio. Erano i tempi in cui persino Febbo e De Fanis stavano col fucile puntato contro il governatore per timore che Di Stefano non venisse ricandidato.
Tutti in ordine sparso. L’unica a lasciar il Pdl per il gruppo misto, prima di candidarsi con Monti, è stata Nicoletta Verì. Che però resta salda in sella alla commissione sanità. Restano nel Pdl anche Emiliano Di Matteo e Paolo Gatti, così come Giandonato Morra, ufficialmente perchè il regolamento stabilisce che i nuovi gruppi debbano esser formati almeno da tre persone, e mentre Morra è l’unico esponente della Destra in consiglio, i Fratelli d’Italia partiti in tre sono rimasti in due (Luca Ricciuti ha avuto un ripensamento). Ma in realtà perchè fa più comodo così, a tutti: quando si vota, non si va per il sottile. Quindi i più leali sembrano proprio Riccardo Chiavaroli, Gianfranco Giuliante e Angelo Di Paolo che dall’interno del Pdl hanno fondato la componente Presenza popolare. E alla fine in questa maggioranza-non maggioranza, dove molto fuoco arde ma per ora ancora sotto la cenere, persino l’ufficio di presidenza rischia di non rappresentare più correttamente opposizione e maggioranza, dopo che De Matteis, ancora iscritto al gruppo Mpa, di fatto si è candidato con i centristi. Se gli si chiede da che parte sta, risponde vago, anzi non risponde: «Bella domanda». L’analisi più lucida la fa la finiana Daniela Stati: «Adesso stanno tutti calmi. In realtà aspettiamo di capire chi sarà lo sfidante di Chiodi. Allora tutti si riposizioneranno. E quindi, nell’attesa, ci vogliamo tutti bene. Persino Riccardo Chiavaroli, che non mi parlava da quattro anni, oggi mi ha chiesto come stavo». Così va il mondo. E col fiato sospeso in attesa delle Regionali, il consiglio ha approvato i criteri per i contributi agli allevatori e il progetto di legge a sostegno della marineria: 428 mila euro che serviranno a far fronte al fermo biologico.