PESCARA Una lista a parte, una lista del presidente. Lo sussurrava Gianni Chiodi quando vedeva il suo partito aggrovigliarsi attorno alla composizione delle liste per il Parlamento, con il rischio che anche la sua candidatura-bis finisse nel gioco degli specchi. Sembra crederci Luciano D'Alfonso, tornato in campo dopo l'assoluzione nel processo sulle presunte tangenti al Comune di Pescara.
TERRITORIO
Certo è ancora presto per capire, ad un anno dal voto, come si muoveranno i due probabili sfidanti per il governatorato, ma D'Alfonso non ha mai fatto mistero di privilegiare il rapporto con il territorio, giudicando il movimento civico un valore aggiunto e non un antagonista dei partiti. Lui uomo-partito lo è da sempre: a 23 anni consigliere provinciale Dc, e poi quella fulminante carriera che lo ha portato a diventare il più giovane presidente di Provincia in Italia, e via via fino all’elezione trionfali a sindaco della città adriatica. Nel 2003, alla sua prima candidatura a sindaco, mentre in città proliferano i movimenti civici di Carlo Masci e dei Teodoro, D'Alfonso intuisce che il centrosinistra deve andare oltre la tradizionale somma dei partiti. Nasce così un nuovo contenitore, la lista Insieme per Pescara, dove trova collocazione parte dell'elettorato non militante e qualche amico fidato. L'1,21% di consensi alle urne sarà determinante per portare Masci al ballottaggio e batterlo al secondo turno, grazie anche a un’altra lista, quella dei Teodoro, che aveva voltato le spalle a Forza Italia. Cinque anni dopo D'Alfonso raddoppia. La sua candidatura a sindaco è sostenuta da una coalizione che accoglie anche due liste civiche: Pescara città ponte e Insieme per Pescara. La prima conquista il 5,5% e due seggi in Consiglio, la seconda l'1,4%. La vittoria al primo turno su Luigi Albore Mascia è schiacciante: 50,3% contro 26,4%. Dunque D'Alfonso potrebbe riproporre l’esperimento in Regione, con una lista del presidente. Le sue quotazioni nel Pd sono in forte risalita, non è questo in discussione. Una lista civica avrebbe motivi tattici. In caso di elezioni politiche anticipate, però, D’Alfonso potrebbe puntare alla Camera. E Giovanni Lolli e Camillo D’Alessandro, tra gli altri, si proporrebbero per la Regione.
UN SENATORE PER FDI
Intanto Fratelli d'Italia reclama cinque senatori, uno in Abruzzo. La direzione nazionale chiede lo stop alle proclamazioni e presenta ricorso agli uffici elettorali delle Corti d’appello di Puglia, Campania, Lombardia, Lazio e Abruzzo. L’eventuale seggio andrebbe ad Antonio Tavani, a scapito della Pdl Federica Chiavaroli.