La Procura chiede il rinvio a giudizio di tutti gli imputati
Richiesta di processo per l’ex sindaco di Montesilvano, Pasquale Cordoma, e per il consigliere regionale del Pdl, all’epoca coordinatore provinciale di Alleanza nazionale, Lorenzo Sospiri e per altri 15 personaggi, ad eccezione di uno degli imputati che ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato e per il quale è stata chiesta la condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione. Lo scandalo del concorso pubblico al Comune di Montesilvano arriva dunque quasi al capolinea a distanza di sette anni dai fatti che lo hanno fatto esplodere, con le richieste avanzate dal Pm Giampiero Di Florio davanti al Gup Mariacarla Sacco. Una decisione attesa circa due mesi fa, ma che venne fatta slittare per le imminenti elezioni politiche. Insieme a Cordoma e Sospiri c’è anche l'ex assessore al personale, Corrado Carbani, l’ex capogruppo di Forza Italia, Luigi Marchegiani, e Enrico Rotolo, rappresentante della società Quanta che era stata incaricata di formulare i quiz della prova d’esame. I test sarebbero stati però diffusi in anticipo da parte di questi cinque personaggi che infatti sono chiamati a rispondere di rivelazione di segreto d’ufficio oltre che di concorso in falso e tentata truffa ai danni del Comune.
L'elenco degli imputati si completa con i partecipanti al concorso, quei candidati che secondo l’accusa sarebbero stati favoriti dai politici in quelle selezioni del dicembre del 2007. Di questi, Stefania D’Alessandro ha chiesto il rito alternativo e per lei la richiesta di condanna è arrivata puntuale da parte dell’accusa: un anno e quattro mesi. Ma per conoscere la decisione del giudice bisognerà attendere la prossima udienza del 12 marzo quando, terminata la discussione con le arringhe difensive, il Gup si ritirerà per decidere contestualmente sia sul rinvio a giudizio sia sulla condanna richiesta da Di Florio.
Un concorso che all’epoca richiamò circa 1400 candidati per quei pochi posti a disposizione che facevano gola a tanti: due istruttori amministrativi, otto istruttori tecnici, tre istruttori direttivi amministrativi e tre tecnici. La bomba scoppiò qualche giorno dopo le prove quando la squadra mobile eseguì una serie di perquisizioni nelle abitazioni e uffici di due amministratori e di sette candidati alla ricerca delle prove di quel concorso pilotato. Fu un colpo all’immagine dell’amministrazione di centrodestra insediatasi in Comune dopo l’arresto e le dimissioni del sindaco di centrosinistra Enzo Cantagallo
Secondo l’accusa Cordoma, d’intesa con Rotolo, sarebbe entrato in possesso in anticipo delle soluzioni dei quiz e le avrebbe consegnate a due candidati che lo interessavano. Poi, pressato dal suo coordinatore provinciale, Sospiri, le avrebbe girate anche a quest’ultimo che si preoccupò di accontentare quei candidati a lui vicini. Una opportunità che non si sarebbero fatti sfuggire neppure Carbani e Marchegiani che vollero entrare in possesso di quelle preziose risposte per distribuirle ai loro protetti e ai loro familiari, come nel caso di Carbani (si parla della nipote e della compagna del figlio della sua convivente). Insomma un pasticcio all’italiana. E così il concorso finì sul tavolo del magistrato.