SULMONA Non c'è stato più il vertice del Pdl. Né i coordinatori regionali Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano si sono visti. Ma ieri la neosenatrice Paola Pelino, esprimendosi sull'epilogo della consiliatura, ha rilevato che «quello che è accaduto è stato frutto di irresponsabilità di tutti, bisognava tenere i toni più bassi, mentre l'opposizione ha avuto una reazione eccessiva». Intanto l'ex sindaco Fabio Federico non indietreggia dall'intento di tentare un secondo mandato e manda un messaggio agli avversari interni, con un sibillino «arrivederci a presto» pronunciato appena lasciata la stanza che lo ha ospitato per cinque anni a palazzo S.Francesco. Già ieri mattina in quella stanza è arrivato il commissario prefettizio Giuseppe Guetta, il terzo consecutivo negli ultimi dieci anni. L'ottavo dal dopoguerra. «Non credo in congiure - ha ribadito l'ex sindaco -, se ce ne sono state si è compiuto uno sbaglio grosso». Al complotto per stroncare una ricandidatura naturale sembra invece dare credito gran parte della Giunta uscente. Lunedì sera alcuni assessori, senza mezze parole, avrebbero rimproverato l'ex sindaco di aver prestato ascolto ai consiglieri comunali che hanno concepito e messo in opera quel manifesto, scrivendolo e inserendo le fotografie dei consiglieri comunali dell'ex minoranza. Un'iniziativa sostenuta d'impulso dal sindaco, vanificando tutti gli sforzi tesi a rendere immune Federico dalle ostilità interne al suo partito. Ora c'è chi medita vendetta, ventilando sottovoce un'uscita imminente dal Pdl. Nessuno rilascia dichiarazioni ufficiali. La prudenza adesso è massima. Ma si mormora di una lista civica. In un clima quasi mesto, con qualche lacrima, ieri mattina l'ex sindaco ha salutato gli ex assessori. «Insieme abbiamo percorso un tratto di strada significativo - ha detto Federico - ora ci lasciamo e alla solidarietà politica maturata in questi lunghi anni possiamo aggiungere anche un sentimento di amicizia e di stima reciproca nato tra noi e di questi tempi, soprattutto in politica, questi sentimenti non sono un fatto di poco conto».