La Camera di commercio dice no all’ipotesi di un altro accordo Salta anche la compravendita dell’area, la Regione perde 12 milioni di euro
PESCARA Ore 12,40: il presidente della Camera di commercio Daniele Becci esce dalla sua stanza e annuncia il verdetto della giunta camerale, ai giornalisti riuniti fuori. «Abbiamo deciso all’unanimità», dice, «di svincolarci dagli impegni sottoscritti». È la rinuncia alla riqualificazione dell’ex Cofa, ma anche all’acquisto dell’area dalla Regione. Un momento storico negativo per Pescara e i pescaresi, che attendono da nove anni la sistemazione di quella zona strategica abbandonata a se stessa. E una doccia fredda per la maggioranza del Comune che ha tentato fino all’ultimo di far ratificare l’accordo di programma in consiglio, per dare il via alla riqualificazione e ha sperato di poterne stipulare uno nuovo, dopo che quel documento è stato fatto decadere, domenica scorsa in aula, per scadenza dei termini stabiliti dalla legge per la ratifica. Ma il presidente della Camera di commercio e tutta la giunta camerale al gran completo non se la sentono più di andare avanti con un’operazione costosissima, duramente contestata dall’opposizione in Comune. «Siamo stati accusati di essere degli speculatori, dei cementificatori, solo perché volevano riqualificare quell’area», afferma Becci, «come si possono dire certe cose nei confronti di un ente pubblico?». «Ci siamo resi conto, quindi, che non c’è un clima adatto in questa città», prosegue, «poi, comunque, non è detto che si possa fare più in là, magari da qualcun altro più bravo di noi». È amareggiato e deluso il presidente della Camera di commercio, perché un’operazione storica per la città non si è potuta realizzare. Ma anche arrabbiato per le parole pronunciate da alcuni consiglieri comunali di opposizione. «Abbiamo lavorato per tre anni su questa operazione», fa presente, «ci abbiamo creduto fino all’ultimo, ma ora ci siamo resi conto che non è possibile andare avanti». Becci teme che la stipula di un altro accordo di programma scatenerebbe di nuovo la guerra del centrosinistra, come è avvenuto nei giorni scorsi con l’ostruzionismo in consiglio a colpi di pregiudiziali. Un accordo di programma, che la Camera di commercio ritiene indispensabile per velocizzare le procedure di intervento nell’ex Cofa. Procedure che, altrimenti, sarebbero molto più lente seguendo l’iter del Piano particolareggiato. Ma il centrosinistra ha dubitato sin dall’inizio di questo accordo, che non avrebbe rispettato le norme di legge, in quanto privo di una progettazione. Per questo, c’è chi ha ipotizzato addirittura esposti e ricorsi al Tar per bloccarlo, nel caso di una ratifica in consiglio. Fatto sta che ora si torna all’anno zero per l’ex Cofa. Anche il protocollo d’intesa di compravendita dell’area, stipulato il 28 settembre 2011 dalla Regione, come proprietaria, dalla Camera di commercio, come acquirente e dal Comune, come responsabile urbanistico del territorio, diventa carta straccia. L’ente camerale aveva dovuto attendere più di un anno per ottenere il via libera alla compravendita diretta, evitando così la procedura dell’asta pubblica che avrebbe fatto sicuramente lievitare la spesa. Invece, in base alle stime fatte da appositi periti, l’area è stata valutata 11 milioni 830mila euro. È il prezzo che avrebbe dovuto versare la Camera di commercio alla Regione e che ora non verserà più. L’amministrazione regionale perde così quasi 12 milioni di euro già destinati come quota di fondi Fas. Che succederà adesso? L’amministrazione comunale spera ancora di poter convincere l’ente camerale a ripensarci e a firmare un nuovo accordo di programma, che preveda opportune garanzie per evitare ulteriori contestazioni da parte dell’opposizione. Fonti dell’ente camerale, tuttavia, escludono possibilità di ripensamenti. Il clima, come sostiene Becci, non sembra essere quello giusto. E la conferma arriva da alcuni comunicati giunti dall’opposizione, subito dopo la rinuncia della Camera di commercio: «Si esprime soddisfazione per il risultato raggiunto».
Mascia: sinistra responsabile del fallimento
Sospiri (Pdl): «L’ente camerale ci ripensi». Il Pd chiede alla Regione di trasferire l’area al Comune
PESCARA «Il Pd e il centrosinistra hanno raggiunto oggi il proprio drammatico obiettivo». Luigi Albore Mascia se l’è presa con l’opposizione per il fallimento dell’operazione ex Cofa. Poco prima che la Camera di commercio rinunciasse a portare avanti l’acquisto e la riqualificazione dell’area, il sindaco ha inviato una lettera al presidente Becci per invitarlo alla stesura di un nuovo accordo di programma. Quella lettera si è rivelata del tutto inutile. Così Mascia, appena è venuto a conoscenza della decisione dell’ente camerale, si è sfogato. «Dopo il becero ostruzionismo portato avanti dal Pd nell’aula consiliare, con l’unico scopo di affossare l’accordo di programma», ha detto, «l’ente camerale ha deciso di rinunciare all’ex Cofa». «Il Pd e il centrosinistra», ha osservato, «si sono dunque resi responsabili di un delitto contro la città che ora condannerà l’area ad altri vent’anni di immobilismo e degrado». Secondo il consigliere del Pdl Lorenzo Sospiri, si tratta di un «duro colpo alla città». «Ancora oggi», ha affermato, «torno a chiedere alla giunta camerale di rivedere la propria posizione, di non gettare la spugna e di continuare a combattere insieme». «Mi auguro che questo progetto così importante si realizzi e che la Camera di commercio firmi un accordo con qualche modifica», ha dichiarato il capogruppo dell’Udc Vincenzo Dogali. Si sono detti rammaricati anche i consiglieri del Pd. «Nel prendere atto con rammarico della decisione della Camera di commercio di recedere dalla partecipazione a un’iniziativa di sviluppo dell’area ex Cofa», hanno scritto in una nota, «di cui l’amministrazione Mascia si porta interamente la responsabilità, il gruppo consiliare del Pd chiede a tutti i consiglieri e assessori regionali della città di far sì che la Regione, in luogo del denaro, trasferisca al Comune l’area». All’origine della richiesta, c’è il diritto del Comune di poter avere una quota parte del fondo di 150 milioni di euro dei Fas che la Regione sta costituendo attraverso la dismissione del proprio patrimonio. «Questa sì che sarebbe una svolta per il futuro dell’area», hanno precisato il capogruppo Moreno Di Pietrantonio e il vice Enzo Del Vecchio, «in quanto il Comune potrebbe dar seguito, come da prg, alla pianificazione unitaria dell’area. Sulla stregua degli indirizzi fissati dal Piano particolareggiato, già adottato, si può avviare immediatamente un concorso internazionale per elaborare un progetto di trasformazione di quelle aree». Di altro avviso il consigliere di Rifondazione Maurizio Acerbo: «Il ritiro di Becci non mi impressiona, se si tratta di una mossa per fare pressione sul consiglio, voglio rassicurare i pescaresi intelligenti e liberi che i miei emendamenti la prossima volta, invece di 300, saranno 3.000». «È stata vinta la battaglia per la tutela dell’interesse pubblico e della città», ha concluso il consigliere di Fli Gianni Teodoro.