ROMA La XVII legislatura si apre tra le nebbie paventate da Giorgio Napolitano, con le Camere che iniziano le votazioni per l’elezione dei rispettivi presidenti. Nessun risultato da attendersi per oggi, dati gli alti quorum richiesti dai primi scrutini. Il Pd comincerà votando scheda bianca. Lo ha annunciato Pier Luigi Bersani, che ancora punta dritto a un accordo con i 5Stelle, in vista di un ipotetico governo di minoranza sostenuto dai grillini, al quale però sembra crederci quasi solo il segretario del Pd. Quindi, nessun candidato democrat alla linea di partenza alle sedute inaugurali di Montecitorio e palazzo Madama, nella speranza di un accordo in extremis con i gruppi di M5S che, invece, i loro campioni per la presidenza delle due Assemblee li hanno sfornati ieri sera dopo aver «graticolato» una quindicina di candidati. Alla fine del lungo lavoro di selezione i promossi sono stati Roberto Fico per la successione a Gianfranco Fini e Luis Alberto Orellana per quella a Renato Schifani.
La fragile prospettiva di un’intesa che vedesse i 5Stelle accettare la presidenza della Camera in cambio di un accordo su un esponente pd al Senato e di un atteggiamento possibilista nei confronti di un esecutivo a guida bersaniana, è stata perseguita con un’intenso lavorio dei pontieri democrat verso la controparte grillina. Sforzo che è andato ad infrangersi contro l’ennesimo rifiuto dei 5Stelle ad un nuovo incontro da tenersi prima dell’inizio della seduta delle Camere: «Troppo tardi» la laconica spiegazione dei seguaci di Grillo. Il quale, da parte sua, non ha risparmiato una nuova mazzata alle speranze all’ipotesi di un accordo. «Meglio un salto nel buio che un suicidio intellettualmente assistito», ha vergato il guru di M5S sul suo blog a commento di un articolo di Paolo Becchi che invitava i parlamentari M5S a «non ascoltare le sirene» del Pd e a prendere atto che «ormai siamo in guerra e, se moriremo, lo faremo solo sul campo di battaglia delle prossime elezioni».
UN DISASTRO
D’altra parte, lo stesso segretario democrat non è stato tenero con il comico genovese: «Che qualcuno dica ”siamo già fuori dall’euro“ e che lo vada a dire a un giornale tedesco, come ha fatto Grillo, vuol dire che stiamo andando nel Mediterraneo con della carta straccia in tasca e verso un disastro di proporzioni cosmiche».
Il giudizio di Bersani viene sostanzialmente condiviso dallo ”Spiegel“, il più diffuso settimanale tedesco definisce Grillo «l’uomo più pericoloso d’Europa», che, secondo un editoriale del giornale, «trae energia dal risentimento, dalla rabbia contro i tedeschi, contro i burocrati di Bruxelles, contro il sistema. Questa è la molla del suo successo, non gli appelli alla ragionevolezza o l’amore per la democrazia».
La ribadita aspirazione dei democrat per una scelta condivisa sulle presidenze delle Camere è alla base anche dell’incontro che gli sherpa del Pd Zanda, Zoggia e Calipari hanno avuto Al Senato con una delegazione della Lega guidata da Roberto Calderoli. No comment al termine, ma Calderoli in un’intervista afferma che, in base al risultato elettorale, sarebbe giusto che «il Pd riconosca al Pdl la presidenza della Camera e rivendichi per sé quella del Senato, dove Anna Finocchiaro è un candidato eccellente».