Su presidenze e Quirinale il Pd si spacca. Pressing su Dellai per la Camera. Ira di MontiPer palazzo Madama in corsa il premier che cederebbe così il ruolo a Giarda
ROMA La partita per le presidenze delle Camere è diventata un Risiko a tinte fosche. Con il Pd spaccato, con Giorgio Napolitano che garbatamente spinge per un “accordo largo”. E con Mario Monti finito nelle trame democrat.
Partiamo dal Pd. Pier Luigi Bersani è determinato a tentare fino all’ultimo un’intesa istituzionale (poi di governo) con i grillini. Ma, sotto sotto, già pensa di affidare la presidenza del Senato a Monti, per dare a Dario Franceschini la guida di Montecitorio e allargare a Scelta Civica le basi parlamentari del suo ipotetico governo di minoranza. Si muove però anche Massimo D’Alema. E si muove nell’ottica di un’apertura al Pdl e alla Lega. Per la corsa al Quirinale, dalla quale anche Napolitano non vuole sia escluso il Pdl. Per la presidenza del Senato da affidare ad Anna Finocchiaro. E perfino per l’eventuale governo istituzionale (guidato dalla Finocchiaro) se dovesse fallire il tentativo di Bersani.
LE MOSSE SEGRETE
Per riuscire nell’impresa, il tandem D’Alema-Finocchiaro avrebbe già stretto un patto con la Lega: il ruolo di vicepresidente vicario di palazzo Madama a Roberto Calderoli in cambio dei voti lumbard. La prova? Le parole dell’ex ministro: «Finocchiaro è un candidato eccellente». E avrebbe fatto balenare al Pdl uno scenario meno punitivo per la scelta del nuovo capo dello Stato. Tant’è che Denis Verdini confida: «Qui comincia a tirare aria d’intesa». Poi, per bloccare l’ipotesi-Monti al Senato viene avanzata l’obiezione giuridica secondo la quale il professore non può diventare presidente di palazzo Madama in quanto premier. Obiezione che non sta in piedi: il ruolo di presidente del Consiglio può essere assunto dal ministro anziano (Piero Giarda) o da un vicepremier nominato subito dopo l’elezione di Monti al Senato.
PRESSING SUI MONTIANI
Non solo. I dalemiani avrebbero sondato i montiani Lorenzo Dellai e Renato Balduzzi offrendogli la presidenza della Camera. Offerta respinta con sdegno da Monti, che non gradisce vedere i suoi deputati «oggetto di pressioni improprie». Offerta che ha provocato le ire di Franceschini ed Enrico Letta, pronti a minacciare il passaggio con la componente di Matteo Renzi se dovesse passare «questa nefanda spartizione». Come se non bastasse, i ”giovani turchi” piddini chiedono che il partito metta in campo «volti nuovi»: uno stop sia a Franceschini che a Finocchiaro.
La reattività di Franceschini e Letta e la testardaggine di Bersani a cercare una «condivisione di responsabilità istituzionale» con i grillini, si spiega con il terrore di precipitare verso un governo (tecnico o istituzionale) insieme al Pdl. La sponda offerta da Napolitano a Berlusconi, quel chiedere alle Procure che al leader del Pdl «sia garantita la partecipazione alla complessa fase politico-istituzionale», ha infatti ridato coraggio ai sostenitori dell’inciucio. E Berlusconi, nonostante le smentite, è prontissimo a votare D’Alema per il Quirinale se questo servisse a sventare l’elezione a capo dello Stato di Romano Prodi, il nemico di sempre. Bersani mercoledì ha indossato i panni nel guastatore facendo dire Maurizio Migliavacca che il Pd è pronto a dire ”sì” all’arresto del Cavaliere. Ma con l’aria che tira nel Pd, molti si chiedono quanto ancora il segretario resterà al suo posto.