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Pescara, 24/03/2026
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Data: 16/03/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Presidenze Camere solo fumate nere. Una marea di schede bianche. Berlusconi: «Ci chiamiamo fuori» Trattative in corso. Prende corpo l’ipotesi Dellai-Finocchiaro

ROMA Schede bianche, fumate nere, intese che stentano a decollare o che vengono bloccate sul nascere da una fitta rete di veti incrociati. La prima seduta del nuovo Parlamento si chiude senza un accordo per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. A palazzo Madama come a Montecitorio gli unici candidati che riescono a prendere un buon numero di voti sono quelli del M5S. Luis Alberto Orellana ne incassa 52 al Senato, Roberto Fico arriva a quota 113 a Montecitorio. Lo stallo, insomma, è totale. A complicare ulteriormente il quadro ci pensa, in mattinata, Mario Monti che fa rendere pubblica la sua “disponibilità” ad essere eletto presidente del Senato. Una eventualità che si scontra subito con la netta contrarietà di Giorgio Napolitano, che comunque non sarebbe contrario ad un governo di larghe intese, che invece Bersani non vuole. «Quella di Monti non è un’ambizione personale ma una disponibilità al fine di sbloccare la situazione e favorire la nascita di un governo di larghe intese con il dialogo tra Pd e Pdl. Senza un’intesa che porti alla nascita di un governo, ovviamente non siamo più interessati...» spiega il coordinatore di Scelta Civica, Andrea Olivero. In realtà nel partito di Monti c’è chi offre anche un’altra lettura: la presidenza del Senato può essere il trampolino per ricevere eventualmente un nuovo incarico a formare un governo, una volta fallito il tentativo di Bersani. Un quadro che ovviamente incontra l’ostilità del Pd, che invece vuole la presidenza di palazzo Madama proprio per continuare a gestire anche un eventuale incarico esplorativo che Napolitano potrebbe affidare alla seconda carica dello Stato. Ed è sulla base di questa prospettiva che ieri sera, dopo una intera giornata di trattative fallite, ha preso corpo un accordo che vede Anna Finocchiaro (Pd) in pole position per la presidenza del Senato e l’ex presidente della Provincia di Trento, Lorenzo Dellai (Scelta Civica) per la Camera. Restano le resistenze di Mario Monti che ieri sera è salito al Quirinale per parlare di Ue ma anche e soprattutto del suo destino politico. Ed è facile immaginare che il capo dello Stato lo abbia invitato a togliere dal campo la sua candidatura. Una candidatura che lo obbligherebbe a dare le dimissioni da presidente del Consiglio, sia pure in carica per i soli affari correnti, e che di fatto, ieri, ha bloccato ogni possibile soluzione per il Senato. Come uscirne? Lo spiraglio si apre nel tardo pomeriggio. Su Anna Finocchiaro potrebbe convergere anche la Lega nella quarta votazione che ci sarà oggi pomeriggio. Roberto Calderoli fa capire chiaramente che il Carroccio (dando probabilmente un dispiacere a Berlusconi) sarebbe disposto a togliere le castagne dal fuoco. Bersani accetterà l’aiuto dei leghisti? Difficile immaginarlo. Quel che è certo è che ieri sera il segretario del Pd ha convocato Dario Franceschini (possibile candidato del Pd alla Camera) ed Enrico Letta a Montecitorio. Alla riunione si è aggiunto anche Casini. La soluzione è a portata di mano? Nichi Vendola (che si sarebbe consultato con Bersani) rilancia la candidatura di un esponente del Movimento 5 Stelle per Montecitorio. Ed è possibile che Bersani, in una riunione che si dovrebbe tenere all’alba, proporrà ai suoi proprio l’ipotesi di votare comunque alla Camera il candidato del M5S. E il Pdl? «Noi ci chiamiamo fuori da ogni trattativa di spartizione delle principali cariche istituzionali» dice in serata Silvio Berlusconi, che sembra disposto ad accettare tutto tranne l’elezione di un capo dello Stato che sia espressione della sinistra: «Ci auguriamo solo che l’elezione del prossimo presidente della Repubblica non avvenga nello spirito di occupazione di tutte le istituzioni democratiche, così come avvenne dopo le elezioni del 2006». Oggi si eleggeranno i presidenti di Camera e Senato? A palazzo Madama e a Montecitorio, dopo la terza e la quarta votazione, è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti dei presenti.

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