ROMA Lo strano Parlamento. Quello che nasce (forse) morto. Quello che, al primo colpo d’occhio, appare così. Cinquanta giornalisti che intervistano in un angolo del Transatlantico il grillino Roberto Fico, candidato presidente della Camera, il quale parla male dei leghisti e un leghista (il Bonanno) contemporaneamente sta dicendo «mi divertirò io con i grillini a prenderli a calci»; e in un altro angolo del Transatlantico tre cronisti s’accontentano di Bersani il quale confida: «Sapete che c’è, mi sono davvero rotto le balle....». Di già?
Anche i grillini, all’esordio come grande novità, sembrano precocemente annoiati. La capogruppo dei deputati, Roberta Lombardi, parla come l’industriale Bombassei neo-onorevole montiano e tipo spiccio che costruisce freni ma gli piace l’acceleratore: «Poca efficienza qui dentro e una giornata di votazioni arcaiche che costano ai cittadini 420.000 euro». Però i 5 Stelle hanno fatto i conti dei propri stipendi, che dicevano di voler abbassare a 2.500 euro, scoprendo che ne servono almeno il doppio per stare un mese a Roma.
IL TONNO
Grillo ha detto a tutti loro, anche ieri, che «apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno». E tre dei suoi senatori pugliesi - Buccarella, Lezzi e Donno - si presentano con gli apriscatole, li sventolano in aula e poi li appoggiano sullo scranno. Tra gli applausi degli altri grillini. Che alla Camera si sono seduti nelle ultime file da destra a sinistra lungo tutto l’emiciclo, perchè da lassù «controlliamo meglio», avvertono - come fa il deputato Ivan Della Valle - «arrendetevi, siete circondati!» e comunque appena prendono posto Matteo Dell’Osso, fedelissimo di Casaleggio, twitta la foto: «Siamo tutti dentro. Ora si balla, allacciatevi al sedile». I descamiciados hanno tutti la camicia, la giacca e la cravatta (su quella dei liguri c’è scritto: «No carbone»). I maschi sembrano vestiti da giorno della festa di laurea. Una collega è vestita di bianco e alla buvette le chiedono: «Oggi è il giorno del suo battesimo o della prima comunione?».
IL TANDEM
Maria Ruocco insegue il figlioletto di tre anni che scorrazza in Transatlantico e a un certo punto d’infila anche in aula e voterebbe Fico, se avesse l’età. Nell’altro ramo del Parlamento, il 93enne Emilio Colombo - che quasi un secolo fa sfidò alle elezioni Francesco Saverio Nitti - fa tandem con il capogruppo pentastellato Crimi. Il quale è già vestito da sottosegretario e quando il senatore a vita dice ai colleghi «smettetela di fare baccano o andate fuori», il descamiciado ben vestito lo applaude insieme agli altri perchè «difende il decoro delle istituzioni». Pochi applausi grillini quando viene nominato Napolitano. Un po’ sì e un po’ quando la Camera saluta Francesco («Ce ne infischiamo del Papa, questa è un’istituzione laica», dice Vito Petrocelli). Mentre al ricordo di Aldo Moro scattano anche loro nella standing ovation. «Era un uomo della Costituzione», commenta un giovane neo-deputato che di cognome (guarda un po’) fa Zaccagnini.
Se questo Parlamento non è già una creatura morta, insomma, i grillanti se lo vogliono godere. «Anche se qui - ecco il mantra di tutti - sembra di stare nell’800».