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Pescara, 24/03/2026
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Data: 17/03/2013
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Cinque stelle, giornata di tensione al Senato. I votanti divisi tra «bianca» e coscienza. E Grillo va all'attacco: «Chi ha votato di testa sua ne tragga le conseguenze»

Nuova riunione del Movimento Cinque Stelle al Senato, dopo un breve incontro che si è svolto dopo la fine della seduta che ha portato all'elezione del presidente Piero Grasso. I voti raccolti dal candidato del Pd sono stati superiori (per 12 suffragi) al numero dei senatori del centrosinistra. E si pensa che almeno una parte di questi voti in più sia arrivata da qualcuno dell'M5S. E sembra sospettarlo anche Beppe Grillo, che sul suo blog lascia intravvedere, senza nemmeno nasconderla troppo, la possibilità di espulsione per i «traditori».

LA CONVOCAZIONE - I senatori «grillini» si sono incontrati brevemente in un corridoio di Palazzo Madama subito dopo il discorso di Grasso, e in seguito si sono riuniti al terzo piano del palazzo dei gruppi. Al termine dell'incontro, durato una ventina di minuti e rimasto senza la famosa «diretta streaming» che porta all'esterno il modo di ragionare del gruppo, il capogruppo del M5S Vito Crimi ha incontrato i cronisti: «In ogni caso è stata una bella giornata per noi, abbiamo fatto un percorso non dettato da logiche di accordi di segreterie o di capi».

IL VOTO «NON PER SCHIFANI» - Lo stesso Crimi, comunque, aveva già cercato di stemperare gli animi: «Avevamo deciso all'unanimità di non votare per Schifani, nell'urna il voto è segreto, ciascuno ha deciso secondo coscienza. Qualcuno - ha detto - non se l'è sentita di vedere rieletta alla presidenza del Senato una persona come Schifani».

«NON SIAMO STAMPELLA DI NESSUNO» - La giornata aveva vissuto alcuni momenti di tensione tra i «grillini», chiamati a scegliere un voto per l'ex procuratore nazionale antimafia e il candidato del Pdl, e presidente uscente, Renato Schifani. Prima di una riunione pre-voto Crimi era stato categorico: «Questo voto - aveva detto - non è la scelta tra una persona e l'altra, ma tra due strategie politiche. Noi non facciamo la stampella di nessuno». Pareva confermata, quindi, la scheda bianca da parte dei suoi 53 senatori.

LA QUESTIONE DI COSCIENZA - Ma Crimi era stato in parte smentito da alcuni suoi senatori, tra i quali Luis Alberto Orellana (fino a sabato mattina e al terzo scrutinio il candidato di M5S per la seconda carica dello Stato): «Voteremo in continuità, e questo significa scheda bianca o nulla. Ma se il voto è segreto, la questione di coscienza si pone sempre».

IL DIBATTITO INTERNO - Secondo indiscrezioni, durante il dibattito - con il senatore Vito Petrocelli che aveva lasciato la riunione prima del voto per alzata di mano - era emersa una certa insofferenza verso Crimi, "colpevole" di aver parlato prima della riunione. I giornalisti fuori della porta hanno raccontato di essere stati allontanati perché non sentissero i toni della discussione. Lo stesso Orellana nel dibattito aveva spiegato che «come persone Grasso e Schifani non sono equivalenti: una è una scelta in continuità con il passato. Mi sono espresso personalmente contro la scelta del collega Schifani».

MALUMORI SUL WEB - Gravi malumori durante e dopo l'ultima riunione erano emersi anche sul blog di Beppe Grillo e su Twitter, dove è nato un provocatorio hashtag: #M5SpiùL, a indicare che la scelta tra un procuratore antimafia e un accusato di concorso esterno in associazione mafiosa non poteva essere difficile, e che sembrava più un orientamento da Pdl che da M5S. La provocazione (che riecheggia la mania di Grillo di definire sul blog, ad esempio, il Partito democratico il "Pdmenoelle") ha scalato rapidamente la hit parade degli argomenti più dibattuti.

LACRIME A 5 STELLE - Sulla stessa lunghezza d'onda anche diversi altri neosenatori, con molti che, secondo i testimoni, «erano in lacrime». L'incertezza filtrava anche sui social network, dove ad appello già iniziato Maurizio Bucarella aveva scritto: «Stiamo per votare al ballottaggio... e la discussione accesa tenuta nel gruppo non è stata sufficiente a dipanare tutti i dubbi di tutti quanti...». C'è stato anche chi, apertamente, ha sfidato la linea dell'astensione. Bartolomeo Pepe ha scritto, sempre su Facebook: «Amici. libertà di voto. Senza contrattazioni e senza trucchi. Borsellino ci chiede un gesto di responsabillità». Idem Ornella Bertorotta, che ha tuonato: «Libertà di voto. È questo che abbiamo deciso. Ogni cittadino portavoce al Senato voterà secondo coscienza». Un altro degli eletti, venendo dalla Sicilia, aveva commentato: «Se vince Schifani quando torniamo in Sicilia ci fanno un mazzo così...».

E Grillo va all'attacco: «Chi ha votato di testa sua ne tragga le conseguenze»
«Se qualcuno si fosse sottratto all'obbligo di rispettare le decisioni a maggioranza del M5S ne tragga le conseguenze»

Chiamato alla prima vera prova della democrazia rappresentativa il Movimento 5 Stelle si è lacerato. Diviso. Nella scelta se optare per la scheda bianca o per sostenere Piero Grasso alla presidenza del Senato. Alla fine alcuni di loro hanno sostenuto il magistrato per lo scranno più alto di palazzo Madama e in serata è arrivato il commento di Beppe Grillo, sul suo popolare blog.

LA MANCATA TRASPARENZA - «Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo», del voto segreto e a maggioranza «ha mentito agli elettori, spero ne tragga le dovute conseguenze», ha scritto Grillo sul suo blog invitando alle dimissioni quei senatori del M5S che oggi in Aula al Senato, a suo dire, non hanno rispettato il «codice di comportamento degli eletti». «Nella votazione di oggi per la presidenza del Senato è mancata la trasparenza. Il voto segreto non ha senso, l'eletto deve rispondere delle sua azioni ai cittadini con un voto palese. Se questo è vero in generale, per il Movimento 5 Stelle, che fa della trasparenza uno dei suoi punti cardinali, vale ancora di più. Per questo vorrei che i senatori del M5S dichiarino il loro voto».

IL REGOLAMENTO - Beppe Grillo fa riferimento al punto 4 del regolamento, quello sulla trasparenza, dove si legge che le «votazioni in aula sono decise a maggioranza dei parlamentari del M5S». la norma sulle espulsioni dal gruppo è invece al punto 6 del Codice. «I parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno per palesi violazioni del Codice di Comportamento, proporre l'espulsione di un parlamentare del M5S a maggioranza. L'espulsione dovrà essere ratificata da una votazione on line sul portale del M5S tra tutti gli iscritti, anch'essa a maggioranza».

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