ROMA Nel giorno dei sospetti, dei Cinquestelle che conoscono il sapore amaro della divisione e di Mario Monti strattonato da una parte e dall’altra, finisce con Pietro Grasso che prende 12 voti in più. Tutti targati grillini. E con Scelta civica del professore che, sul filo di lana, riesce a salvare la faccia grazie al metodo del voto-a-tempo-di-record. Questo: il senatore impugna la scheda, passa senza fermarsi sotto la tenda delle votazioni, getta il foglietto nell’urna. Ringhio del pidiellino Maurizio Gasparri: «Così viene lesa la segretezza del voto. Vergogna!».
L’IDEA FINOCCHIARO
La lunga giornata di trattative comincia alle otto del mattino, quando Pier Luigi Bersani tira fuori dal cilindro i nomi di Laura Boldrini e di Grasso. Per la prima non ci sono problemi, il centrosinistra ha la maggioranza assoluta. Per l’ex procuratore antimafia, invece, sono decisivi Monti e i Cinquestelle. Il Pdl prima pensa di fare il gioco dell’arrocco e salta fuori l’idea di votare Anna Finocchiaro. «Così spacchiamo il Pd e fermiamo Grasso». Poi, dopo una riunione con Angelino Alfano, decide di puntare su Renato Schifani: «Una candidatura istituzionale per evitare di precipitare verso le urne». Chiara solleticazione del basic instint di ogni neo-eletto: salvare la poltrona appena conquistata.
Scatta il corteggiamento ai ventuno voti di Monti. Gasparri aggancia Mario Mauro in Transatlantico. Chiede il voto per Schifani. Mauro: «E come facciamo? Abbiamo votato bianca alla Camera, non possiamo schierarci adesso. Questa mattina per la terza votazione vi avevamo proposto Sacconi, Quagliariello, Malan. Non ci avete ascoltato. Ora è tardi». Gasparri non si scoraggia, ”facciario” alla mano (il libretto con le foto di tutti i senatori), l’ex capogruppo del Pdl va a caccia di montiani. Si muove (telefonicamente) anche Gianni Letta. Il leit motiv: «Vi vogliono portare alle elezioni il 28 giugno. E nessuno di voi verrà eletto. Solo l’elezione di Schifani potrebbe fermare questa deriva».
Il Pd fa i conti. Luigi Zanda: «Ci mancano due voti, ma siamo fiduciosi». Fa i conti anche il Pdl: «Berlusconi, Maria Rosaria Rossi, Altero Matteoli, Luciano Rossi e Malan non hanno votato, ma al momento decisivo ci saranno. E poi pensiamo di convincere qualche indeciso», sogna Alfano.
Scelta civica barcolla. «Per ora abbiamo votato scheda bianca. Ma la situazione è incerta, alle 15,30 ci riuniamo e decideremo», annuncia Andrea Olivero. Intanto Vannino Chiti prova a lavorarsi i Cinquestelle: «La proposta di Grasso è rivolta a tutti». Replica di Vito Crimi, il capogruppo Cinquestelle: «Noi votiamo bianca, Grasso se lo votino loro».
INCONTRO CON BERLUSCONI
La riunione di Scelta civica slitta. Monti non arriva. Si presenterà poco prima della quarta votazione. In ambienti Pdl giurano che ha incontrato Silvio Berlusconi. Il neosenatore Augusto Minzolini twitta: «Monti esoso, per votare Schifani ha chiesto il Quirinale per se e palazzo Chigi per Bersani». Vero? Il sospetto circola anche in qualcuno di Scelta civica: «Mario vuole l’equilibrio istituzionale e la governabilità. Non c’è nulla di male».
La riunione dei montiani si chiude in breve tempo. La linea: «La nomina di Schifani non sbloccherebbe la situazione. E’ inutile sostenerlo. E poi siccome abbiamo votato bianca alla Camera, dobbiamo farlo anche qui in Senato». Per evitare franchi tiratori, Monti propone addirittura di non partecipare al voto. Passa invece l’idea del voto-a-tempo-di-record. Quello con il fiatone.
Negli stessi minuti si consuma la spaccatura dei Cinquestelle. Questa volta non c’è diretta streaming: i panni sporchi anche i grillini li lavano in famiglia. Crimi viene sconfessato. I senatori siciliani gridano: «Siamo davanti a un bivio, dobbiamo scegliere tra un imputato per mafia e l’ex procuratore anti-mafia. E noi scegliamo il secondo». Volano parole grosse. Urla. E alla prova dell’urna ben 12 grillini decidono di sostenere Grasso: «L’etica e la morale hanno il loro valore. La gente ci ammazza se passa Schifani».
Gasparri e Denis Verdini, di fronte alla sbandata dei Cinquestelle, aumentano il pressing su Scelta civica. L’ex capogruppo si avvicina a Monti. Parla a lungo con il premier. Poi si avvicina Gaetano Quagliariello e infine Schifani. Ormai è tardi. Il professore conferma: «Non posso più fare nulla. Votiamo bianca». I potenziali amici di cinque minuti prima diventano avversari. «Quelli di Monti passano nella cabina troppo velocemente, ciò viola la segretezza del voto», protesta il solito Gasparri. L’unico a votare con lentezza è solo il professore. Ma nessuno si azzarda a ipotizzare tradimenti. Tanto più che Schifani si becca solo i suoi voti. Epitaffio di Berlusconi: «Monti è ininfluente».