SULMONA La vicenda è di quelle scabrose, se non altro perché al suo look l'ex deputata e attuale senatrice Pdl Paola Pelino ha sempre tenuto: tanto nell’aula e nei corridoi di Palazzo Madama, quanto lungo lo «struscio» di corso Ovidio dove persino il maestro Mario Monicelli la immortalò come la «borghese perfetta» nel suo celebre film «Parenti serpenti». Certo è che, tailleur o tubino che sia, il dress code della parlamentare non ha mai fatto discutere come stavolta: dopo, cioè, che il settimanale L'Espresso l'ha messa sulla passerella scomoda degli «scrocconi».
SCENATA
In un articolo pubblicato questa settimana dal magazine, infatti, si racconta di una presunta scenata fatta un mese fa dalla titolare di un negozio di Pescara nella sede del comitato elettorale del Pdl, quando tra le tante promesse di fine campagna l'esercente chiese di inserire anche quella che le venisse finalmente saldato il conto da oltre 13mila euro del suo negozio. Un debito che sarebbe stato accumulato e non pagato dalla senatrice sulmonese, tanto che sulla questione è in corso anche una causa in tribunale e che, per calmare le acque, dovette farsi garante addirittura il capolista Pdl al Senato per l’Abruzzo, Gaetano Quagliariello.
«In verità -spiega il senatore pidiellino- l'esercente in questione la incontrai per caso per strada, mentre ero insieme ad alcuni militanti, e mi illustrò la questione per la quale, più che da garante, mi proposi per una funzione di moral suasion. Insomma quello che mi interessava era che il problema si risolvesse in maniera pacifica. Sono vicende personali -taglia corto Quagliariello- nelle quali non volli e non voglio entrare».
Nulla di più vuole dire neanche la titolare dell’esercizio commerciale pescarese che mai avrebbe immaginato che «la libretta» del suo negozio finisse in pasto alla stampa.
SMENTITA
Paola Pelino, dal canto suo smentisce e annuncia querele: «Non è vero quel che è stato scritto -spiega all'uscita dalla sua prima sessione a Palazzo Madama- Tra qualche giorno ci sarà la causa in tribunale che ristabilirà la verità dei fatti. Ho denunciato irregolarità fiscali perché quando mandavo i miei collaboratori a prendere capi di abbigliamento, il negozio non emetteva scontrini e poi la cifra contestata non supera i 6mila euro». In tempo di crisi non è poco, però, neanche per uno stipendio da parlamentare: «E' una vergognosa recrudescenza di campagna elettorale, un colpo di coda della sinistra -continua la senatrice- finalizzata a colpire persone irreprensibili quale sono io».