PESCARA Il conto non saldato in boutique insegue la senatrice Paola Pelino fin dentro l’aula di Palazzo Madama. Tra una votazione e l’altra per la presidenza, la parlamentare sulmonese del Pdl risponde al telefono ai giornalisti che la tampinano per la notizia dei vestiti non pagati, finita sulle pagine del settimanale L’Espresso e ripresa da Il Tempo. «Sono seriamente urtata», si sfoga la Pelino.
Lei, la «signora dei confetti», da anni alla guida della storica azienda di Sulmona, la ribalta dei giornali l’aveva conquistata nei giorni scorsi, in occasione della protesta davanti al Palazzo di giustizia di Milano, quando era stata immortalata accanto al segretario Alfano alla testa dei 150 parlamentari del Pdl. Ora il suo nome viene tirato nuovamente in ballo. Solo che il Palazzo di giustizia stavolta è quello di Pescara, dove l’ha trascinata un noto negozio dei portici in centro. «I fatti riportati dalla stampa non corrispondono alla verità - dichiara Paola Pelino -. Su questa vicenda c’è una causa in corso e a giorni si saprà come sono andate realmente le cose».
Ma senatrice, è vero o no che lei non ha pagato abiti firmati per 13mila euro?
«La cifra non è assolutamente quella. E non le dico quale è perché nel merito del giudizio non voglio assolutamente entrare. Se uno non ha la possibilità di pagare dei vestiti, non li compra proprio. Un motivo ci sarà se non ho saldato il conto».
E quale è questo motivo?
«Ho riscontrato delle irregolarità fiscali. Ho fatto opposizione al decreto ingiuntivo perché nel vendere merce la boutique non ha prodotto scontrini».
La titolare del negozio ora si trincera dietro un impenetrabile «no comment». Ma è vero che un mese fa l’ha pubblicamente invitata a saldare il conto durante l’inaugurazione delle sede elettorale del senatore Quagliariello, che si trovava proprio dirimpetto a una delle sue boutique?
«La signora ha vistosamente inveito contro di me. Io, oltre che una senatrice, sono un’imprenditrice, una persona serissima. La mia immagine esce danneggiata da questa vicenda. Sono sorpresa e turbata: sembra che ci sia la volontà, da parte di qualcuno, di colpire mediaticamente persone come me, dai comportamenti irreprensibili, anche se la campagna elettorale è finita».
Ci vede lo zampino di qualche avversario politico, magari del suo stesso partito, nel fatto che la notizia sia finita sui giornali? È stata forse impallinata dal fuoco amico?
«Purtroppo in giro ci sono individui che vivono di espedienti. Persone invidiose del mio lavoro, che ho sempre svolto con impegno. Posso vantare il 98% di presenze in aula, io».
Il senatore Quagliariello però l’ha difesa: quando la titolare della boutique l’ha invitata davanti a tutti a saldare il conto, lui si è offerto come garante.
«Ma non è vero! Lui è estraneo alla vicenda. Ieri ci ho parlato, mi ha detto che di questa storia non sa niente. E che delle questioni personali non si interessa. Figuriamoci».