Il sindaco chiede aiuto per fermare l’ostruzionismo dell’opposizione in consiglio «Troppe sedute andate a vuoto, il centrosinistra ha fatto saltare anche l’accordo per l’ex Cofa»
PESCARA L’accordo di programma per l’ex Cofa, saltato per l’ostruzionismo dell’opposizione, è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. Ora Luigi Albore Mascia ha detto basta. Mercoledì scorso, il sindaco ha preso carta e penna e ha scritto una lunga lettera al prefetto Vincenzo D’Antuono per lamentarsi del comportamento assunto dalla minoranza in consiglio comunale, durante l’esame delle delibere più importanti e per chiedere, ammesso che il prefetto possa fare effettivamente qualcosa, un autorevole intervento per far sì che le sedute possano svolgersi serenamente e senza più intoppi. Insomma tutta colpa dell’opposizione, secondo Mascia, se le riunioni del consiglio si concludono spesso con un nulla di fatto e se l’amministrazione comunale non riesce a portare avanti il suo programma di governo della città. Ecco cosa ha scritto al prefetto D’Antuono. «Eccellentissimo signor prefetto», si legge, «come sicuramente le è ben noto, negli ultimi giorni si è verificato l’ennesimo grave e spiacevole episodio che ha visto prevalere le posizioni politiche di una minoranza consiliare rispetto a quelle di un’intera cittadinanza». «Mi riferisco», precisa Mascia, «all’episodio relativo alla mancata approvazione, da parte del consiglio comunale, della ratifica dell’accordo di programma intercorso tra Comune, Provincia, Regione e Camera di commercio, finalizzata al risanamento e recupero dell’area denominata ex Cofa». Al sindaco brucia ancora quell’accordo di programma, ormai decaduto perché non approvato nei termini previsti dalla legge, che avrebbe consentito di riqualificare, dopo tanti anni di attesa, una delle aree più importanti della città. «È in quest’ottica», spiega nella lettera, «che si era stabilito, tra soggetti dotati di personalità giuridica di diritto pubblico, di sottrarre quell’area a bieche speculazioni residenziali, destinandola a strutture turistico, ricettivo, alberghiere e commerciali, che fossero fruibili dall’intera cittadinanza e non dai soliti pochi privilegiati». «Quello che, invece, è successo in aula consiliare», fa presente Mascia, «è stato oggetto di ampia risonanza da parte di tutti gli organi di comunicazione: sedute fiume che hanno visto i lavori proseguire anche nel fine settimana e uno sconsiderato uso di uno strumento democratico, come la pregiudiziale, utilizzato al solo fine di paralizzare i lavori». «In più occasioni», continua il sindaco, «le adunanze del consiglio sono state sospese su iniziativa della maggioranza per consentire un confronto costruttivo tra le forze politiche, finalizzato ad individuare, al di fuori dell’aula, un percorso condiviso che consentisse l’adozione di un atto deliberativo nell’interesse della collettività». Le accuse di Mascia, a questo punto, si fanno ancora più dure: «Tuttavia, ciò non è stato possibile, solo perché le forze di minoranza (Pd, Idv, Rifondazione comunista, Sel e Fli), rifuggendo da ogni forma di dialettica costruttiva, hanno perseverato nel loro totale ostruzionismo, sino al punto di non voler neanche far discutere democraticamente in aula la delibera». Questo comportamento dell’opposizione, a detta di Mascia, si sarebbe ripetuto anche durante l’esame di altre delibere. «Quanto accaduto, signor prefetto», sottolinea, «rappresenta ormai una costante della condotta tenuta da alcune forze politiche che, con il loro atteggiamento mascherato dietro un distorto utilizzo di strumenti democraticamente posti a tutela delle prerogative dei singoli consiglieri, non consentono al consiglio di poter operare. Solo quest’anno, a fronte di sette giorni di lavori consiliari (con i conseguenti oneri per la collettività), sono stati adottati unicamente cinque atti deliberativi. È del tutto evidente che, quanto avviene ormai in modo costante e sistematico, rappresenta un vulnus per tutta la città di Pescara». «Come sindaco», conclude la lettera, «ho il dovere di rappresentarle, a nome di tutta la cittadinanza, la situazione appena delineata, affinché ella, nell’ambito della sua estrema sensibilità istituzionale, possa adottare ogni utile determinazione in merito».