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Pescara, 24/03/2026
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Data: 18/03/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Alfano al Pd: voi al governo se noi al Colle. Il segretario pdl: altrimenti con questi numeri Bersani non può avere l’incarico. La replica: no a scambi indecenti

ROMA Potrebbe esserci un sì del Pdl a un governo Bersani se il Pd accetterà di eleggere alla presidenza della Repubblica un moderato. Questo il messaggio al centrosinistra che il segretario del Pdl, Angelino Alfano, recapita via intervista a Lucia Annunziata. «Parleremo con Bersani e saremo disponibili a sostenere un suo governo se ci sono le condizioni: rappresentanza dei moderati alla presidenza della Repubblica e misure economiche per far ripartire l’economia», sono le condizioni di Alfano. E ancora: «Crediamo che dopo tre presidenti di sinistra il popolo dei moderati meriti un rappresentante alla presidenza della Repubblica». La replica ufficiale del Pd alla missiva arriva a stretti giro. Ed è di netta chiusura: «Per scambi indecenti qui non c'è recapito».
PIANO B

Poi, certo, sempre Alfano assicura che il Pdl «si sente pronto ad andare ad elezioni» e dice che «il clima è quello da campagna elettorale». Ma questa è propaganda. La verità è che anche il Cavaliere, come Bersani, ha un suo piano B. Solo che, a differenza di quanto i falchi berlusconiani annunciano un giorno sì e l’altro pure, il piano B sono quelle elezioni anticipate in cui – gli assicura la fidata sondaggista Alessandra Ghisleri – il centrodestra farebbe il pieno dei voti giocandosela alla pari con Grillo e Bersani (o Renzi, poco importa). Il piano A di Silvio Berlusconi, invece, si chiama, appunto, puntare all’obiettivo grosso, il Quirinale, dove vuole con forza che venga eletto un presidente da lui ritenuto «di garanzia». Di diretta espressione politico culturale del centrodestra (Gianni Letta su tutti) oppure di centrosinistra (un nome su tutti: il cattolico-moderato Franco Marini). Comunque, un nome in grado di dichiarare il cessate il fuoco tra schieramenti contrapposti e, soprattutto, tra politica e magistratura in modo tale da garantire al Cav un’onorevole via d’uscita dalla persecuzione giudiziaria che ritiene in essere.
Ecco il perché della sortita di ieri di Alfano, che sarà solo la prima delle tante future. Poi, certo, c’è il piano del governo e il tentativo - che però il Cav sa destinato a rivelarsi infruttuoso – di dare vita a un governo di larghe intese. Anche su questo è intervenuto, ieri, Alfano, sicuro che «con le cifre viste che ci sono in Parlamento, Bersani non può ottenere un incarico di governo».
IL FLOP CON MONTI

«Ci affidiamo alla saggezza del presidente della Repubblica – insiste Alfano, sicuro anche che non vi sarà mai un bis dell’attuale Capo dello Stato – e speriamo che Bersani recuperi la bussola per il bene del Paese. Come in Germania, i più grandi partiti devono collaborare per governare». Il segretario del Pdl ha anche criticato la scelta dei presidenti del Senato e della Camera del centrosinistra che ha voluto mettere «un pm a capo del Senato e una esponente dell’estrema sinistra demagogica alla Camera». Ma soprattutto ha disvelato pubblicamente la trattativa (poi saltata) con Monti che, sostiene Alfano, in cambio dell’appoggio per il Quirinale era pronto a votare Schifani. Nel Pdl il giudizio sulla mossa di Monti è stato durissimo. Sempre dentro il Pdl stanno maturando le scelte definitive per i due capigruppo che saranno votati oggi: Renato Brunetta alla Camera e Schifani al Senato. Li ha voluti, e imposti, direttamente Berlusconi anche per evitare scontri tra i più giovani del partito.

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