Il segretario annuncia la riforma del finanziamento pubblico entro luglio «No a un governo simil-Monti, mi affido al Colle, spero non si voti a giugno»
LA SINISTRA
ROMA La mano data per l’elezione di Pietro Grasso non sembra migliorare l’immagine del Movimento 5Stelle agli occhi di Pier Luigi Bersani, che nell’iniziativa politica dei grillini riconosce i tratti di «un antico e conosciuto leninismo». «Il M5s - ha detto il segretario del Pd in un incontro pubblico a Brescia - fa riunioni chiuse e poi vuole lo streaming quando va dal capo dello Stato: sono un cuneo, mi organizzo più o meno segretamente e poi approfitto di tutti gli spazi che la borghesia cogliona e capitalista mi offre». Ma, osserva Bersani, «non mi sembra una grandissima novità».
Però, sul tentativo del Pd di stabilire un rapporto con il M5S, Bersani spiega di non essere, nonostante le divisioni registratesi tra i grillini sul voto per Grasso, «alla ricerca di senatori o deputati. Quando ho detto scouting, intendevo che io voglio capire se quella formazione, in quanto tale, si prende delle responsabilità rispetto al suo ruolo parlamentare, il che comprende anche di dire la propria sul governo del Paese». Un ragionamento non dissimile il leader democrat lo applica al Carroccio, osservando che «è interessante capire cosa pensi di sé la Lega per quel che riguarda il proseguimento della legislatura. Cioè, se in qualche misura è interessata a che la legislatura continui o no».
Un altro problema che sembra dover caratterizzare la legislatura, quello del finanziamento pubblico dei partiti, è stato affrontato da Bersani su Sky. Riprendendo la proposta lanciata in un’intervista al Messaggero dal senatore a vita Emilio Colombo, il segretario del Pd ipotizza il congelamento dei rimborsi in arrivo ai partiti (159 milioni per il 2013) per poi rivedere la normativa sul finanziamento della politica: «Sono pronto entro luglio a una nuova legge che superi il finanziamento pubblico e lo riconduca a piccole contribuzioni dei cittadini, parzialmente assistite da detrazioni. E da qui a lì sono pronto a sospendere le erogazioni». Il leader democrat, tuttavia osserva che «se in tutta Europa esiste un meccanismo per assistere la politica, è perché si è deciso che non si possono candidare solo i milionari o chi ha in mano l’informazione». Polemizzando poi con Grillo e con quanti hanno criticato le spese per l’apparato del Pd, Bersani aggiunge: «Lo dico a Grillo e a tutti, senza soldi non si monta un palco. Per fare politica servono anche i soldi».
NUOVE NORME PER I SOLDI
Il leader del Nazareno sottolinea infine che un nuovo sistema di finanziamento della politica debba legarsi ad un apparato di «norme che devono riguardare anche la trasparenza della vita dei partiti: se accettiamo che una qualsiasi forza politica possa presentarsi al Paese senza democrazia interna è come se la volpe dell’autoritarismo entrasse nel pollaio della democrazia».
Sul tema del prossimo governo Bersani è consapevole di muoversi su «una strada stretta», escludendo qualsiasi «governissimo» col Pdl, e per trovare una soluzione, dice: «Mi affido al capo dello Stato». Al quale andrà a dire che «in questo momento non funzionerebbero accordi politici preventivi, ma va chiesto alle forze politiche in Parlamento di sostenere un programma di cambiamento su punti che la gente percepisce come più urgenti». Altra «esclusione in premessa», secondo il segretario pd, è quella di «un governo Monti senza Monti. C’è qualcuno che lo sta suggerendo. Lasciamo stare, sarebbe come mettere dei precari coperchi su una pentola a pressione. Serve cambiamento».
Una considerazione anche sul futuro politico di Monti, che il leader democrat vede più lontano dal Quirinale, pur riconoscendo di averci pensato mesi fa, «ma ora - osserva - è più difficile», perché il premier, oggi, «è una figura pienamente dentro alla politica».
Sulle prospettive della legislatura, Bersani mette in guardia da «chi parla troppo facilmente di elezioni anticipate. Spero che non si voti a giugno», anche se si dichiara pronto a eventuali primarie: «Siamo talmente collaudati che non vedo problemi». Altra questione delicata che il segretario sembra voler trattare con le molle è quella di una possibile richiesta di arresto di Berlusconi: al momento «non vediamo l’eventualità», premette. Poi, aggiunge, «ci comporteremmo come ci siamo sempre comportati, guardando le carte e, se non ci sono ”fumus“, dando l’assenso».