Renzi: «L’elezione dei presidenti delle Camere dimostra che quando il centrosinistra non gioca di rimessa, aspettando i 5 Stelle, ma fa proposte concrete vince e convince»
ROMA Pier Luigi Bersani è già proiettato al colloquio che tra mercoledì e giovedì avrà con Giorgio Napolitano ma nel Pd è scoppia per la grana dei capogruppo. La riunione dei senatori prevista per ieri sera è slittata questa mattina e altrettanto è capitato per quella dei deputati perchè non c’è accordo nel vertice democrat sui nomi. L’asse tra i giovani turchi finora fedeli a Bersani e i renziani sta infatti cercando di ripetere l’exploit che ha portato a eleggere Laura Boldrinie e Pietro Grasso alla Camera e al Senato in nome del rinnovamento. Nel mirino di entrambe le correnti sono finiti Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, gli stessi candidati che hanno fato un passo indietro nella corsa per le presidenze di palazzo Madama e Montecitorio che lo stesso Bersani avrebbe deiderato riproporre come capogruppo confidando nella loro esperienza per una legislatura che non si presenta affatto semplice. Questa mattina, prima dell’’assemblea Pd, torneranno a riunirsi i deputati e senatori renziani. Non è ancora chiaro se ci sarà anche Matteo Renzi ma si sa che la cinquantina di parlamentari fedelissimi del sindaco di Firenze punta sul nome di Matteo Richetti. In corsa per la Camera sarebbero anche Francesco Boccia, Marina Sereni e Andrea Orlando. La partita comunque è ancora ingarbugliata. In corsa per la poltrona di capogruppo al Senato Luigi Zanda. Alla vigilia della consultazioni intanto Matteo Renzi continua a non credere che il tentativo di Bersani di costituire un nuovo governo avrà successo, ma rivendica alla sua linea il «gioco d’attacco» intrapreso da Bersani. «La vera novità parlamentare di queste elezioni mi sono sgolato invano a dirlo è il profondo rinnovamento che ha avuto il Pd, l’elezione di due figure di qualità come Boldrini e Grasso dimostra che quando il centrosinistra non gioca di rimessa aspettando i movimenti di 5 stelle ma fa delle proposte credibili vince e convince», dice il sindaco. «Purtroppo questo non significa che i numeri ottenuti diano la garanzia di formare il governo la logica di andare all’attacco e di non restare chiusi in difesa, regalando il gioco a Grillo, mi pare funzioni». Il Pd continua sulla strada della strategia proposta dal segretario: governo a progetto su pochi punti programmatici. A cominciare da una nuova legge sul conflitto di interessi, uno dei temi della battaglia del Movimento 5 stelle. Ieri il Pd ha presentato la sua proposta per abrogare la legge Frattini sul conflitto di interessi, estendendo i controlli a tutti i titolari di cariche di governo ma anche in regioni ed enti locali e nelle Autorità indipendenti dando mandato di intervento concreto all’antistrust. Ma è sulla squadra di governo che è proiettato Bersani. Il segretario infatti è convinto che gran parte del successo della sua operazione è legata ai nomi che proporrà per il suo esecutivo. Ambienti del Qurinale fanno capire che il capo dello Stato già venerdì potrebbe dare l’incarico. E Bersani, che è convinto che la strada rimane stretta ma che alla fine un governo si farà, sta cercando di comporre un esecutivo di grande prestigio. I nomi? Fabrizio Barca potrebbe essere il ministro dell’Economia ma nella squadra del futuro premier potrebbero apparire anche studiosi come Stefano Rodotà e Salvatore Settis. Il segretario Pd ovviamente pensa a un governo con pochi ministri e molte donne a partire dalla giornalista antimafia Rosanna Capacchione.