Hanno il contratto bloccato da sei anni, i dipendenti del trasporto pubblico locale. Chiedono il riassetto del settore, a fronte anche dello stanziamento di un fondo finanziario specifico di cui però, ancora, non si conoscono tempi e modalità di erogazione alle regioni. Si calcola che solo il Lazio, a detta della Filt-Cgil regionale, sarà sprovvisto, nel 2013, di circa 150 milioni di euro necessari per garantire il trasporto pubblico. Così le segreterie nazionali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl trasporti e Faisa-Cisal hanno confermato lo sciopero di 24 ore di venerdì.
GLI ORARI
Giornata nera, venerdì, per chi si sposterà con i mezzi pubblici. Nelle principali città si registreranno disagi, ma a Roma lo sciopero sortirà gli effetti più gravi, vista la notevole quantità di cittadini che quotidianamente usano bus e metro per spostarsi. L’ufficio per la mobilità di Roma capitale ha, comunque, garantito le fasce protette. Il trasporto pubblico sarà attivo fino alle 8.30 del mattino e riprenderà alle 17, per fermarsi nuovamente alle 20. Sono, invece, a rischio le corse delle tratte ferroviarie Roma-Lido, Termini-Giardinetti e Roma-Viterbo. Inoltre, nella notte tra giovedì e venerdì, si registreranno probabili disagi per le corse delle linee notturne da N1 a N27, che coprono principalmente le zone periferiche.
I VARCHI
Incerta l’apertura dei varchi in centro, nessuna conferma dall’assessorato alla Mobilità, ma sicuramente venerdì, sulla scia di quanto stabilito per gli altri scioperi, le auto potranno entrare nella zona a traffico limitato senza rischiare multe salate. «Siamo arrivati, nostro malgrado, a proseguire con l’onda degli scioperi», dice Marco Capparelli, responsabile trasporto pubblico locale per la Filt-Cgil Lazio. «Siamo consapevoli del disagio arrecato ai cittadini, ma siamo costretti – prosegue – a incrociare nuovamente le braccia per il mancato rinnovo del contratto nazionale, fermo ormai al 2007, e per la mancanza di fondi necessari a portare avanti, magari migliorandolo pure, il trasporto locale». A fronte della crisi economica e dell’aumento della benzina, poi, in molti tengono ferma la propria auto e si spostano con bus, tram e metro. «Abbiamo registrato negli ultimi mesi un aumento del 15% degli abbonamenti», spiega Capparelli, «come possiamo però garantire un servizio adeguato se i dipendenti percepiscono con ritardi di mesi gli stipendi? Se il personale non è sufficiente? Se non sono investiti fondi per il trasporto pubblico? La situazione è al collasso in tutta Italia».
LE REAZIONI
Ma la resa finale non cambia. I romani venerdì dovranno sopportare l’ennesimo sciopero, il terzo dall’inizio dell’anno. «L’unico effetto è quello di fare un danno al cittadino, ovvio che siamo a favore delle loro rivendicazioni, ma contestiamo il modo perorato per difendere i propri diritti», fanno sapere dal Codacons che più volte ha suggerito proprio ai sindacati azioni diverse di protesta. «Perché non lasciare aperti i tornelli della metro o far viaggiare gratis le persone?». «Durante l’intronizzazione del nuovo Pontefice questo metodo è stato applicato e potrebbe essere usato anche dai sindacati». Ma lo sciopero, costituzionalmente garantito, sembra essere, ancora, l’unica via percorribile.