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Pescara, 22/03/2026
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Data: 21/03/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Toto: «L’Abruzzo deve sfruttare la risorsa tempo. Infrastrutture carenti servono un grande porto e una ferrovia migliore»

PESCARA Un nuovo inizio. È quel che serve all’Abruzzo per non sciupare i traguardi raggiunti, in condizioni oggi irripetibili, nei quarant’anni di sviluppo post bellico. «Viviamo - dice Carlo Toto, primo industriale della regione- in maniera speculare la sorte cui va incontro tutto il Paese. Preoccupa è la crisi devastante che sta investendo le piccole e medie imprese. Il bollettino quotidiano delle chiusure è preoccupante. Serve una svolta in questo campo. Gli abruzzesi e i loro rappresentanti nelle istituzioni devono scrivere un nuovo patto sociale, che metta al primo posto la crescita»
Le riforme mancate e quelle da mettere in agenda.
«L’Abruzzo della mia generazione ha conosciuto due momenti decisivi del suo sviluppo. La fase della ricostruzione del dopoguerra, che si è alimentata anche con le rimesse degli emigranti. Poi negli anni Settata e Ottanta, la fase della realizzazione delle grandi infrastrutture, a cominciare dalle autostrade, cui è seguita l’industrializzazione. Due passaggi epocali, che hanno portato cambiamenti e uno sviluppo sociale ed economico mai conosciuti prima. In entrambi i casi un ruolo decisivo, propulsivo lo hanno esercitato gli aiuti di Stato. Oggi, nel tempo delle Regioni, dell’Europa e del mondo globalizzato, tornare indietro sarebbe impensabile, dunque occorre trovare altrove le ragioni per far ripartire l’economia. L’Abruzzo dovrebbe sfruttare la risorsa tempo».
Che cosa intende per «risorsa tempo»?
«Vede, una parte importante del futuro si gioca sulla capacità di un territorio di attirare e stimolare gli investimenti. Se la Regione si dota di regole chiare e semplici per accelerare e garantire tempi rapidi nelle procedure e nelle autorizzazioni, riuscirà a dare un sostegno reale alle imprese che vogliono nascere o a grandi gruppi che vogliono investire.
Oggi perché si passi dal dire al fare occorrono anni, se non lustri».
Possibile coniugare velocità delle autorizzazioni e trasparenza, in un contesto come quello abruzzese?
«Sia chiaro non parlo della regione delle scorciatoie. Ma farebbe la differenza per una Regione avere un approccio che metta al centro la garanzia di tempi e procedure certe e rapide evitando la pratica, tutta italiana, di avviare un’opera, contestarla, interromperla e poi dopo anni concluderla con ritardi vergognosi e a costi più che raddoppiati».
Ambiente e sviluppo: come passare dal conflitto alla convivenza?
«Avendo idee e obiettivi chiari. Questa è una regione benedetta da Dio. Ha una natura e un ambiente invidiabili. Che, nonostante alcuni attacchi, si sono preservati quasi intatti. Dispone di un patrimonio storico, archeologico e museale di prim’ordine. Tutti questi elementi messi insieme dovrebbero garantire agli abitanti di oggi e a quelli di domani di poter vivere qui nel modo migliore possibile. E, invece le aree interne si stanno spopolando, a partire da Sulmona, la capitale storica dell’Abruzzo. Spezzare questa spirale negativa è vitale. Occorre passare dalla politica del «no a tutti i costi» a quella della «sì consapevole». Al punto in cui siamo, oggi nessun giovane può con certezza escludere che debba lasciare la sua regione».
Asfalto, gomma, ferro, aria: nelle infrastrutture e nei trasporti l’Abruzzo perde terreno.
«Siamo fermi all’Unità d’Italia per le ferrovie, pensate e realizzate in quegli anni. E agli anni Cinquanta per le autostrade, pensate allora e realizzate tra gli anni Sessanta e Settanta. Per i porti non credo che si possa parlare di una strategia abruzzese mai messa in campo. Basta vedere cosa è successo a Pescara. L’Abruzzo condivide con un pezzo dell’Italia adriatica meridionale un grave pericolo: rimanere tagliato fuori dai nuovi flussi che hanno l’Europa centrale ccome baricentro e da lì muovono verso Est, fino all’Asia. Ecco perché credo che la Regione dovrebbe ragionare insieme alle regioni sorelle, dalle Marche alla Puglia passando per il Molise. L’Adriatico ha bisogno di un grande porto».
Università e formazione: un sistema al passo con i tempi?
«Ho conosciuto da vicino il rapporto che si è instaurato tra Università, centri di ricerca e imprese in Germania. Proprio quel rapporto vitale è alla base del successo tedesco nel mondo. Da imprenditore italiano mi piacerebbe potermi presentare all’estero per proporre progetti nati da una tecnologia sviluppata in house. Le università, come le scuole italiane che formano tecnici, possono fare ancora molto. Loro disegneranno un pezzo decisivo della nostra prospettiva di ripresa».

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