Il leader del Pd oggi da Napolitano. Vendola: «Tocca a lui» Grasso e Boldrini: subito un governo. L’ipotesi di un pre-incarico
ROMA Nichi Vendola non cambia linea e spiega che il compito di formare il governo «tocca» a Bersani, che alle primarie è stato votato da 2,5 milioni di elettori e poi è riuscito a sbloccare la difficilissima partita dei presidenti delle Camere. Ma il no del M5S, che in un primo momento aveva fatto balenare la possibilità di uscire dall’aula per rendere possibile un “governo del presidente” pieno di figure istituzionali e della società civile, potrebbe spingere Bersani a fare un passo indietro e a lasciare al capo dello Stato il compito di individuare una figura istituzionale che sia in grado di raccogliere il voto dei grillini. Per il momento non cambia posizione, almeno ufficialmente, Scelta Civica che a nome di Mario Monti insiste sulla strada delle larghe intese anche con il Pdl e spiega che le principali forze politiche «devono assumersi le proprie responsabilità» e dare al paese un «governo innovativo e coraggioso» che prosegua il cammino intrapreso dall’esecutivo del Professore sul versante delle riforme e dell’Europa. Un Professore che ieri non ha rinunciato a rendere pubblico tutto il suo dispiacere per le polemiche che hanno accompagnato nei giorni scorsi la sua candidatura alla presidenza del Senato “bocciata” da Napolitano. «Troppe illazioni contro di me, sono amareggiato. Ero tentato dal non venire» si sfoga Monti durante la riunuione con i suoi. Il primo giorno delle consultazioni vede salire al Quirinale i presidenti di Camera e Senato, che al termine del colloquio con il capo dello Stato fanno sapere di essere d’accordo sulla necessità di formare un governo il prima possibile. «Il presidente Napolitano esplorerà tutte le strade per arrivare a questo scopo» dice la presidente della Camera, Laura Boldrini. «Con il capo dello Stato abbiamo espresso la concorde determinazione della necessità assoluta di dare un governo al paese» aggiunge il presidente del Senato, Pietro Grasso. La prima giornata delle consultazioni porta al Quirinale anche le delegazioni dei piccoli partiti. Quelle del gruppi misti di Camera e Senato, Fratelli d’Italia, Sudtiroler Volkspartei e poi, nel pomeriggio, le delegazioni di Sel e Scelta Civica. Napolitano ascolta tutti e prende appunti. Ma la soluzione non si vede e, in attesa di ricevere oggi le delegazioni del M5S, della Lega, del Pdl e del Pd, prendono corpo varie ipotesi. Davanti all’indisponibilità del M5S a votare un governo guidato da Bersani, il segretario del Pd potrebbe cedere il passo (ma non subito) e individare una personalità di area Pd ma non di partito alla quale affidare il compito di rompere il fronte dei grillini e dei montiani. Nel Pd non si esclude che al termine delle consultazioni Napolitano possa affidare al presidente del Senato, Pietro Grasso (che è stato eletto anche con i voti dei grillini), un mandato esplorativo. E nel caso molto probabile che non si riesca a individuare una soluzione, potrebbe spuntare una personalità terza capace di pescare voti in formazioni che non sono di centrosinistra. Fantapolitica? L’ipotesi del ritorno al voto, sempre possibile, viene auspicata solo da Berlusconi, che vorrebbe un bel governo di larghe intese ma deve fare i conti con il no convinto di Bersani. Come uscirne? Vendola dice no a una campagna elettorale «infinita» e resta fedele al “metodo-Grasso” : «Tocca a Bersani esprimere il suo impegno sul terreno più alto di innovazione politico-culturale, tocca a lui essere interprete di tutto il coraggio che serve oggi per guidare l’Italia fuori dal pantano». I fedelissimi di Bersani assicurano di non essere alla ricerca di altri nomi ma a largo del Nazareno fanno notare che di personalità sui cui puntare ce n’è più di una.Nomi? Il costituzionalista Stefano Rodotà, le cui doti sono apprezzate dai 5 Stelle, ma anche il giurista Gustavo Zagrebelsky. A prendere quota come possibile premier “a tempo” è anche il costituzionalista Valerio Onida che è apprezzato dal M5S ma anche dai montiani.
Berlusconi: intesa Pd-Pdl o voto
E prepara la manifestazione di sabato per tornare in campagna elettorale
ROMA La linea che oggi Silvio Berlusconi esporrà a Giorgio Napolitano non cambia rispetto a quello che il Cavaliere va dicendo in maniera chiara dal giorno dopo le elezioni: per garantire stabilità serve un governo «di concordia» che abbia nel Pdl e nel Pd gli azionisti di maggioranza. L’ex premier, che ieri ha rimpinguato le casse del Pdl con un bonifico da 15 milioni, ne ha parlato con i suoi fedelissimi a palazzo Grazioli e poi anche con gli emissari della Lega Nord che oggi si recheranno insieme a lui all’incontro con Napolitano. Salvo sorprese dovrebbe essere proprio Berlusconi, a spiegare la linea decisa al Quirinale. L’intenzione del Cavaliere è quella di ribadire al Colle la disponibilità a sostenere un governo, anche guidato da Pier Luigi Bersani, con un programma concordato insieme: «Per uscire dalla crisi - è la convinzione - servono interventi forti e solo un governo stabile Pdl-Pd può realizzarli». L’ex premier, nel corso di un collegamento telefonico con Studio Aperto, sfodera toni allarmisti per spingere nella direzione delle larghe intese: «Siamo molto preoccupati perché la situazione economica e sociale del nostro Paese è drammatica. Continuano ad aumentare i disoccupati, chiudono le imprese e le famiglie non arrivano alla fine del mese». Ovviamente, l’ex capo del governo metterà sul tavolo delle consultazioni una seconda opzione e cioè offrire l’appoggio anche ad un “esecutivo del Presidente” (l’idea che sia Pietro Grasso non dispiace per nulla a palazzo Grazioli) sempre a precise condizioni. In caso di diniego da parte del Pd, la strada per il Cavaliere rimane quella del ritorno al voto il prima possibile. Berlusconi coglierà l’occasione, come ormai ripete da giorni, per denunciare «l’occupazione militare dei vertici istituzionali da parte del Partito Democratico». Certo la sede non è quella opportuna ma non è escluso che con il Capo dello Stato, il Cavaliere tocchi il tema del futuro presidente della Repubblica. La richiesta è sempre la stessa: non essere esclusi dalle trattative, visto il risultato ottenuto alle elezioni. Ed è proprio quella che viene considerata una «forzatura» dei Democratici il pretesto che Berlusconi userà con il Capo dello Stato per spiegare la decisione di manifestare sabato a piazza del Popolo. Una kermesse “tutti con Silvio” che nell’intenzione dell’ex premier rappresenta la ripresa della campagna elettorale. La richiesta è quella di una mobilitazione di massa per portare a Roma più militanti possibili.